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Il ruolo dell’intestino nella ricerca sulla saluteSistema immunitarioProbemi perdita pesoStanchezza e spossatezzaIl ruolo della mucosa intestinaleIpotesi rivoluzionarieLa rivoluzione dalla ricerca sul microbiota
Vi sentite spesso stanchi e spossati nonostante abbiate dormito abbastanza? Soffrite spesso di infezioni e vi sentite piuttosto vulnerabili? O semplicemente non riuscite a perdere peso in modo duraturo nonostante la dieta? Milioni di persone in Italia soffrono di disturbi non specifici come questi e non sanno quale possa essere la causa. Spesso addirittura i medici non sanno di cosa si tratti.
Tuttavia, alcuni scienziati tedeschi hanno ora scoperto un nuovo approccio che potrebbe colmare proprio questa lacuna che, sorprendentemente, parte dall'intestino. In questo articolo vedremo più da vicino di cosa si tratta e l’effetto che può avere un trattamento mirato all’intestino.
Come l'intestino colma le lacune della ricerca sulla salute
Fasi temporanee di stanchezza sono qualcosa che tutti conoscono. Tuttavia, quando gli sbadigli diventano incessanti e la mancanza di sonno non è tra le cause evidenti, per molto tempo sia i pazienti che i medici si sono trovati di fronte a un vero e proprio enigma.
Ma perché sempre più italiani sembrano essere più vulnerabili a raffreddori e infezioni? Potrebbe dipendere dal fatto che il nostro sistema immunitario collettivo stia diventando sempre più debole? E se sì, perché?
Allo stesso tempo, per anni medici ed esperti in campo di nutrizione non riuscivano a spiegarsi perché alcune persone facessero così tanta fatica a perdere peso, pur seguendo un’alimentazione equilibrata, mentre altre sembravano non ingrassare nonostante le porzioni abbondanti.
Per anni, team di ricerca in tutto il mondo si sono avvicinati, passo dopo passo, alla risposta a queste domande e alla fine hanno trovato un denominatore comune che, nelle indagini su questi sintomi, era stato per troppo tempo trascurato: l’intestino e, più precisamente, i batteri che lo abitano!
Dall’inizio del nuovo millennio, l’interesse scientifico per questo ecosistema di minuscoli organismi presenti nell’intestino, noto come microbiota intestinale, è cresciuto in modo esponenziale. Da allora, i ricercatori hanno scoperto sempre più connessioni, alcune a dir poco rivoluzionarie, tra i batteri intestinali e il resto del corpo, persino con la psiche.
Per la scienza, si è trattato di una scoperta entusiasmante, le cui implicazioni sono oggi diventate un tema centrale della ricerca sulla salute con oltre 20.000 studi scientifici in tutto il mondo solo nel 2024!
Il microbiota intestinale e il sistema immunitario

Una di queste scoperte rivoluzionarie è stata fatta dai ricercatori dell'Università di Perugia: hanno scoperto che il 70% dell'intero sistema immunitario umano e l'80% delle plasmacellule responsabili della produzione di anticorpi si trovano nell'intestino. La domanda successiva era ovvia: se gran parte del sistema immunitario si trovasse nell'intestino, il microbiota non dovrebbe svolgere un ruolo importante.
La risposta non si è fatta attendere: i ricercatori dell'Università di Chicago sono riusciti a dimostrare una stretta interazione tra il microbiota intestinale e il sistema immunitario conducendo un esperimento con topi privi del proprio microbiota.
In tale studio è stato scoperto che il sistema immunitario in questi topi è significativamente compromesso rispetto ai loro conspecifici dotati di microbiota. Inoltre, i topi privi di microbiota avevano anche un numero inferiore di cellule immunodepresse specifiche.
Ma questa scoperta poteva essere in qualche modo utile? Per verificare se un apporto mirato del microbiota sano potesse invece rafforzare le difese contro gli agenti patogeni, i ricercatori hanno suddiviso i topi con un sistema immunitario indebolito in due gruppi.
La differenza tra i due gruppi:
- Il gruppo A è stato esposto ad agenti patogeni che causano un avvelenamento fatale del sangue.
- Anche il gruppo B è stato esposto a questi agenti patogeni, ma successivamente gli è stato somministrato il microbiota di un topo sano.
Il risultato è stato drammatico: circa il 90% dei topi del gruppo B è sopravvissuto, mentre solo il 20% è sopravvissuto nel gruppo A.(1) Con questa prova impressionante, hanno dimostrato come l'apporto mirato di un microbiota sano possa sopprimere gli agenti patogeni dannosi e rafforzare significativamente il sistema immunitario.
Il microbiota intestinale e i problemi di peso inspiegabili

Quasi contemporaneamente, alcuni scienziati californiani hanno indagato se il microbiota abbia a che fare anche con il sovrappeso. La domanda sul perché alcune persone possano mangiare ciò che vogliono senza ingrassare, mentre altre sembrano prendere peso solo con il pensiero, ha da sempre affascinato la ricerca.
I gemelli si sono rivelati soggetti ideali per questo tipo di indagine, soprattutto quando uno era magro e l’altro in sovrappeso. I risultati hanno mostrato un dato sorprendente: tra i partecipanti allo studio con problemi di peso (non imparentati tra loro) emergevano somiglianze che li distinguevano persino dai loro stessi gemelli magri. In particolare, i soggetti in sovrappeso presentavano una diversità significativamente ridotta e una composizione alterata dei batteri intestinali.
Per verificare questa osservazione, i topi sono stati nuovamente divisi in due gruppi:
- Al gruppo A è stato impiantato il microbiota intestinale di topi magri.
- Al gruppo B è stato somministrato il microbiota di topi in sovrappeso.
Il risultato è stato sorprendente: sebbene entrambi i gruppi abbiano ricevuto esattamente la stessa razione di cibo, il gruppo B è ingrassato significativamente di più!2 Ma questa volta somministrando ai topi non il microbiota di altri esemplari della loro specie, bensì quello di un essere umano magro o in sovrappeso.3 Per gli scienziati, questa è stata una prova importante dell'influenza dei batteri intestinali sui problemi legati al peso.
Il microbiota e la stanchezza / affaticamento

Questi studi erano così promettenti che gli scienziati hanno voluto indagare su un numero sempre maggiore di possibili connessioni tra l'intestino e sintomi in un primo momento inspiegabili. Si è aperto un campo entusiasmante nell'indagine sulla stanchezza e l'affaticamento frequenti.
Uno studio condotto in Belgio e in Norvegia, in cui è stata confrontata la composizione del microbiota di pazienti affetti dai suddetti sintomi con quella di persone sane, è stato illuminante.
La sorprendente scoperta: sebbene il microbiota dei belgi e dei norvegesi fosse di per sé diverso, era alterato in modo molto simile in entrambi i Paesi nei pazienti che soffrivano di stanchezza e affaticamento frequenti4.
Alcuni gruppi di batteri, come Lactonifactor e Alistipes, erano chiaramente sovrarappresentati, mentre altri gruppi di batteri utili non erano presenti in quantità sufficiente.
La domanda da porsi a questo punto è la seguente: il trasferimento di un microbiota sano potrebbe aiutare anche in questo caso?
La prova è stata fornita da esperti australiani che hanno somministrato a 60 pazienti affetti da stanchezza frequente il microbiota di persone sane. E ancora: il 70% dei pazienti ha avvertito un netto miglioramento, il quale in una buona parte di essi è stato addirittura duraturo!5
Come i ricercatori hanno scoperto il ruolo della mucosa intestinale
Grazie agli sforzi di numerosi scienziati di tutto il mondo, l'importanza del microbiota per il nostro benessere è stata gradualmente decifrata. Eppure, gli esperti sono ancora solo alla punta dell’iceberg. Oggi, quasi ogni settimana, vengono dimostrati in studi elaborati nuovi legami tra un microbiota intestinale alterato (scientificamente: disbiosi) e ogni possibile disturbo fisico, anche all'interno dell'intestino.
Un team di ricercatori giapponesi ne ha scoperto l'importanza. La loro ipotesi: se i batteri che vivono nell'intestino possono influenzare tutto il nostro corpo, allora sicuramente anche gli strati direttamente vicini della cosiddetta parete intestinale possono farlo. Hanno ipotizzato che ci debba essere un'interazione tra il microbiota e la mucosa intestinale (nota anche come strato di cellule epiteliali intestinali) e sono riusciti a dimostrare esattamente questo.
È importante capire che un epitelio intestinale sano è costituito da un unico strato di cellule che svolge un'importantissima funzione di filtro: da un lato deve essere in grado di assorbire le sostanze nutritive e di trasferirle in circolo, dall'altro deve impedire il passaggio di germi patogeni in modo che non possano causare danni.
Se il microbiota è alterato dalla disbiosi, ad esempio, può anche provocare danni allo strato di cellule epiteliali intestinali.6 Questo porta l'intestino a presentare una parete "bucherellata" dall’inglese “leaky”, che dà anche il nome al fenomeno "leaky gut syndrome".
Questi buchi compromettono la funzione di filtro dell'epitelio intestinale permettendo ai germi patogeni di attraversare la parete intestinale, irritare il sistema nervoso enterico e persino entrare nel flusso sanguigno. Le conseguenze sono molteplici, e, come nel caso della disbiosi, possono includere anche sintomi come affaticamento e spossatezza (7
Al contrario, è possibile che uno strato di cellule epiteliali danneggiato non produca più una quantità sufficiente di muco, di cui un microbiota sano ha assolutamente bisogno come terreno di coltura. Questo può portare a una riduzione del numero e della diversità dei batteri intestinali (disbiosi), che può avere le conseguenze di vasta portata descritte sopra, come stanchezza e affaticamento, indebolimento del sistema immunitario o problemi di peso.
La conclusione logica: per evitare possibili effetti ping-pong tra una disbiosi e una barriera intestinale danneggiata, è fondamentale avere sempre una visione olistica dell'intestino.
Come si può utilizzare questa conoscenza?
Il processo utilizzato in tutti gli studi descritti, in cui il microbiota viene trasferito da un donatore sano a un'altra persona, viene definito dagli esperti come trasferimento del microbiota.

I cosiddetti probiotici, cioè preparati contenenti batteri, cercano di imitare questi effetti rifornendo il microbiota indebolito con i batteri mancanti. Per quanto promettente possa sembrare, la realtà è di solito diversa. Infatti, la maggior parte dei prodotti disponibili sul mercato non si avvicina abbastanza a un microbiota sano per ottenere gli effetti sperati.
Come un team di ricerca tedesco ha sviluppato un approccio rivoluzionario
Questo ha portato sulla scena un gruppo di ricercatori tedeschi. Si sono chiesti se fosse possibile replicare il microbiota umano a tal punto da poter affrontare adeguatamente la disbiosi, cioè una riduzione del numero e della diversità dei batteri intestinali.
Un obiettivo ambizioso, ma che erano convinti di poter realizzare. In realtà, questa non era l'unica sfida da affrontare.
Come emerso dagli studi, la disbiosi è spesso così grave che sarebbe semplicemente impossibile ottenere l'effetto necessario con i probiotici disponibili sul mercato, la maggior parte dei quali contiene un dosaggio troppo basso (misurato nel numero di unità formanti colonie, in breve UFC).
A tal proposito, gli esperti hanno usato un'analogia: una landa desertica apparentemente sterile, che può trasformarsi in un’oasi rigogliosa solo attraverso un impegno costante fatto di piantine, acqua e fertilizzante e non con tentativi sporadici di coltivazione. Allo stesso modo, hanno ipotizzato che questo approccio potesse creare le condizioni per un intestino sano a lungo termine.
È quindi necessario un notevole impegno o per meglio dire un vero e proprio impulso iniziale per la stabilizzazione di un paesaggio batterico equilibrato nell'intestino, simile alla già citata immagine del paesaggio desertico.
Spinti da questa sfida, hanno analizzato ogni dettaglio e sono giunti a cinque ipotesi rivoluzionarie, che potrebbero consentire gli effetti di un trasferimento del microbiota attraverso una cura intestinale:
È necessario un forte impulso di attivazione iniziale
I ricercatori si sono resi conto che il microbiota è spesso così danneggiato, ad esempio dopo un trattamento con antibiotici, abitudini alimentari non sane o stress cronico, che i piccoli tentativi di riprodurlo non sono sufficienti.
Pertanto, sono convinti che solo un forte impulso di attivazione iniziale, in cui l'intestino viene rifornito continuamente di microorganismi per un periodo di tempo più lungo, può garantire un supporto a lungo termine. Ciò significava che l’apporto di un dosaggio estremamente elevato di ceppi batterici selezionati in un breve periodo di tempo all'inizio del trattamento intestinale, era fondamentale.
Dipende da un'elevata diversità di batteri
Per avvicinarsi all'obiettivo del trasferimento del microbiota, è necessario sviluppare un prodotto che si avvicini al microbiota umano naturale in termini di diversità dei batteri rispetto ai prodotti precedenti.
L'intestino umano sano è colonizzato da oltre 100 specie batteriche. Pertanto, secondo i ricercatori, un prodotto deve contenere un'elevata diversità di ceppi, ad esempio almeno 50 diversi.
Dipende da un dosaggio straordinariamente alto
Sebbene cifre come 2, 4 o 10 miliardi di UFC sembrino inizialmente cifre impressionanti, le ricerche attuali dimostrano che un intestino sano contiene da 10 a 100 trilioni di batteri. I preparati con un dosaggio troppo basso non sono quindi sufficienti per apportare un effettivo cambiamento.
Gli esperti raccomandano anche prodotti con almeno 20 miliardi di UFC per un’assunzione a lungo termine.
L'esatta selezione dei batteri è fondamentale
Non tutti i batteri sono uguali. Infatti, anche i batteri strettamente imparentati possono avere proprietà fondamentalmente diverse.
Ciò significa che nella scelta dei ceppi batterici occorre prestare molta attenzione a quali specifici ceppi batterici benefici vengono aggiunti al prodotto.
La mucosa intestinale non deve essere trascurata
Come dimostrato dalle osservazioni, il microbiota e la mucosa intestinale si influenzano a vicenda. Se uno dei due strati della parete intestinale è danneggiato, esso può influire anche sull'altro.
Per supportare la salute intestinale a lungo termine, gli scienziati ritengono che il microbiota non debba essere considerato in modo isolato. Hanno quindi sottolineato l'importanza delle vitamine del gruppo B, come la niacina, che contribuiscono al mantenimento di una mucosa intestinale normale.
1Kim, S. M., DeFazio, J. R., et al. (2020): Il trapianto di microbiota fecale salva i topi dalla sepsi mediata da patogeni umani ripristinando l'immunità sistemica. Nature communications, 11(1), 2354. https://doi.org/10.1038/s41467-020-15545-w
2Turnbaugh, P., Ley, R., Mahowald, M. et al. (2006): Un microbioma intestinale associato all'obesità con una maggiore capacità di raccolta di energia. Nature 444, 1027-1031. https://doi.org/10.1038/nature05414
3Faith, J. J., Rey, F. E., et al. (2013): Il microbiota intestinale di gemelli discordanti per obesità modula il metabolismo nei topi. Science (New York, N.Y.), 341(6150), 1241214. https://doi.org/10.1126/science.1241214
4Frémont, M., Coomans, D., Massart, S., & De Meirleir, K. (2013). Il sequenziamento high-throughput del gene 16S rRNA rivela alterazioni del microbiota intestinale in pazienti affetti da encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica. Anaerobe, 22, 50-56. https://doi.org/10.1016/j.anaerobe.2013.06.002
5Borody, T. J., Nowak, A., & Finlayson, S. (2012). Il microbioma gastrointestinale e il suo ruolo nella sindrome da fatica cronica: una sintesi della batterioterapia. Journal of the Australasian College of Nutritional and Environmental Medicine, 31(3), 3-8. https://search.informit.org/doi/10.3316/informit.119626231492520
6Kinashi Y., Hase K. (2021): Partners in Leaky Gut Syndrome: Intestinal Dysbiosis and Autoimmunity. Front Immunol. 2021 Apr 22;12:673708. doi: 10.3389/fimmu.2021.673708.
7Martín, F. Blanco-Suárez M., et al. (2023): L'aumento della permeabilità intestinale e la traslocazione batterica sono associati alla fibromialgia e all'encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica: implicazioni per la scoperta di biomarcatori correlati alla malattia. Front Immunol. 2023 Sep 7;14:1253121. doi: 10.3389/fimmu.2023.1253121.
Kijimea Complete: la rivoluzione della ricerca sul microbiota

L’azienda tedesca SYNformulas, che con il suo marchio Kijimea è una delle aziende leader a livello mondiale nel mercato dei probiotici, sviluppa prodotti in questo campo da oltre 10 anni. Il marchio è già stato riconosciuto con pubblicazioni su riviste rinomate come "The Lancet", che sottolineano l'elevato standard scientifico di Kijimea.
Il team di ricerca della SYNformulas ha sviluppato un innovativo prodotto combinato chiamato Kijimea Complete, costituito a sua volta dai prodotti Kijimea Restart e Kijimea K53 Advance. Si tratta di un innovativo approccio in due fasi che si differenzierebbe dagli altri prodotti per la salute intestinale in cinque aspetti fondamentali:
Kijimea Complete è costituito da due prodotti diversi, ognuno dei quali contiene 53 ceppi batterici diversi, ovvero una varietà notevolmente maggiore rispetto a qualsiasi altro preparato noto ai ricercatori sul mercato. In questo modo è stato sviluppato un prodotto in grado di imitare la diversità del microbiota umano.
Gli esperti hanno sviluppato un ingegnoso approccio a due fasi: nella prima fase, detta di attivazione, si assume esclusivamente Kijimea Restart. In soli 9 giorni, con 3 capsule al giorno, vengono apportati all’organismo oltre 150 miliardi di microrganismi. Grazie a questo innovativo metodo di assunzione, si è riusciti a dare vita a un prodotto che fornisce all’intestino un impulso iniziale necessario per creare le condizioni ottimali per la fase successiva.
Il dosaggio è particolarmente elevato: nella fase di mantenimento che segue la fase di attivazione, il dosaggio resta elevato, ma è pensato per un’assunzione a lungo termine. Infatti, anche il prodotto che va assunto durante la seconda fase, Kijimea K53 Advance, contiene quasi 600 miliardi di batteri per confezione! I ricercatori hanno stimato che questa quantità corrisponde all’equivalente di ben 30 confezioni di un qualsiasi preparato convenzionale. Oppure, se rapportato allo yogurt disponibile in commercio, alla quantità di batteri contenuta in ben 25 kg di yogurt!
Il team di ricercatori si è dedicato per molto tempo e con grande impegno alla selezione e alla composizione accurata dei due prodotti. Il risultato finale sono stati due prodotti, ciascuno contenente 53 ceppi batterici. I batteri contenuti in questi prodotti sono stati selezionati con la massima cura in modo che fossero perfettamente armonizzati tra loro.
Infine, la loro attenzione si è concentrata sugli ingredienti importanti fondamentali per rendere possibile la cruciale interazione tra il microbiota e la mucosa intestinale. Dopo un'approfondita ricerca, gli scienziati si sono imbattuti nella vitamina B, detta anche niacina, la quale può contribuire al mantenimento di membrane mucose normali e nella biotina.
Cosa dicono i clienti di Kijimea Complete
Le consumatrici apprezzano anche l'accurata composizione e gli elevati standard qualitativi che l'azienda garantisce per suoi prodotti. Online si possono trovare diverse recensioni di consumatori entusiasti.
Paola C.
“Sono alla terza settimana di trattamento e ho già notato un netto miglioramento fin dalla prima settimana. Ora ordineròil prodotto anche per i miei figli, penso che anche l'assunzione di antibiotici in passato abbia avuto i suoi effetti.”
Benedetta G.
“Inizialmente, per motivi di salute, ho provato il trattamento di 12 settimane e ne sono rimasta entusiasta. Così ho acquistato il nuovo prodotto e l'ho addirittura regalato. Certo, il trattamento non è gratuito, ma ne vale assolutamente la pena.”
Federico S.
“Dopo aver fatto ricerche su Internet, ho scoperto Kijimea. Dopo aver assunto diversi antibiotici, sentivo il bisogno di ricostruire la mia flora intestinale! Dopo aver assunto la prima dose giornaliera, ho sentito che qualcosa stava cambiando nel mio stomaco. È difficile da descrivere, ma il benessere è aumentato notevolmente.”
Come si assume Kijimea Complete?
Kijimea Complete è un prodotto innovativo composto da Kijimea Restart e Kijimea K53 Advance.
Nella prima fase, quella di attivazione, si assumono 3 capsule di Kijimea Restart al giorno per un periodo di 9 giorni. Dopo questi 9 giorni, inizia la fase di mantenimento. Da questo momento in poi si assume una capsula di Kijimea K53 Advance al giorno. Attraverso un’assunzione regolare e ad altissimo dosaggio di una grande varietà di ceppi batterici diversi, i ricercatori hanno voluto creare una routine semplice che può essere facilmente integrata nella vita quotidiana.
L'estensione della durata di assunzione (fase di mantenimento) di Kijimea K53 Advance è possibile in qualsiasi momento.
Come ordinare Kijimea Complete
Kijimea Complete non è attualmente disponibile ovunque a causa dell'elevata domanda. Tuttavia, negli ultimi tempi il prodotto è quasi sempre disponibile direttamente dal produttore su Kijimea.it. Sullo shop online di Kijimea, i clienti beneficiano anche di una garanzia di rimborso: il produttore è talmente convinto della qualità dei suoi prodotti che rimborserà il prezzo di acquisto entro i primi 30 giorni ai clienti che, contrariamente alle aspettative, non saranno soddisfatti.
Inoltre, su Kijimea.it la spedizione è gratuita per ordini di importo superiore a 25 €.
Un altro punto a favore: il produttore offre gratuitamente ai clienti interessati informazioni di carattere medico-scientifico sul tema della salute intestinale via e-mail, compresi consigli utili che possono essere facilmente applicati nella vita quotidiana.
Buono a sapersi: tutti i prodotti Kijimea sono fabbricati in Germania senza l'uso di ingegneria genetica e non sono testati sugli animali. Sia il processo di produzione che le attrezzature utilizzate sono certificati GMP, in conformità ai rigorosi standard farmaceutici. Inoltre, ogni lotto viene testato in un laboratorio indipendente prima di essere messo in vendita.
Perché la maggior parte delle persone ordina più confezioni di Kijimea K53 Advance quando acquista Kijimea Complete
Le confezioni di Kijimea Restart e Kijimea K53 Advance contenute in Kijimea Complete sono sufficienti per un periodo di 93 giorni. Molti clienti decidono di ordinare la confezione grande di Kijimea K53 Advance da 84 capsule già al primo ordine, in modo da poter continuare la fase di mantenimento senza interruzioni. In questo modo si assicurano di avere il prodotto a portata di mano anche in caso di ritardi nelle consegne dovuti all'elevata domanda. In questo modo si garantisce che la fase di mantenimento possa proseguire come previsto anche oltre i primi 3 mesi.

Sandro De Rosso è nato a Milano nel 1965 e ha scoperto la sua passione per la scrittura fin da giovane, collaborando a diversi giornali studenteschi. Dopo la carriera accademica, ha partecipato a numerosi seminari e conferenze sul tema della salute, che gli hanno permesso di combinare la sua abilità giornalistica con la sua passione per la medicina. De Rosso ha scritto per diverse riviste mediche e di salute.
Nel 2005, Sandro De Rosso è entrato a far parte della redazione di Consulente della Salute. Grazie alla sua profonda conoscenza del settore sanitario e al suo talento per una comunicazione scientifica precisa e comprensibile, ha fatto rapidamente carriera. Nel 2015 ha assunto la carica di caporedattore.
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