Tutta l’Italia è malata! Starnuti, rinite, influenza. Mai come ora, tantissime persone in Italia hanno un sistema immunitario indebolito.
Da cosa dipende il fatto che siamo diventati sempre più soggetti a raffreddore, influenza e malattie da raffreddamento? In altre parole, perché il nostro sistema immunitario si indebolisce così rapidamente? Le recenti scoperte scientifiche potrebbero ora darci qualche spunto al riguardo!
L’antesignano fu un immunologo russo all’inizio del XX secolo
L’origine di queste scoperte rivoluzionarie risale a ben cent’anni fa: già all’inizio del ventesimo secolo, infatti, il ricercatore russo e chimico alimentare Ilja I. Metschnikow, allievo di Louis Pasteur, notò che molte persone provenienti dal Caucaso e da alcune regioni della Bulgaria avevano un’aspettativa di vita molto elevata.
Collegò questa osservazione all’abbondante consumo di latticini acidificati e fermentati. La sua conclusione: l’assunzione di colture batteriche dell’acido lattico aumenta il numero di lattobacilli presenti nell’intestino e favorisce pertanto la salute. Nel 1908 Metschnikow ricevette infine il premio Nobel per la medicina e la psicologia per i suoi lavori di ricerca.
Ci sono però voluti parecchi decenni e un secondo premio Nobel per rendere queste scoperte accessibili e utilizzabili dall’intera umanità.
Il passo successivo più importante è avvenuto, più precisamente, nel 2001. In quell’anno il professor Joshua Lederberg, anch’egli insignito del premio Nobel per la sua opera pionieristica nel campo della ricerca sui batteri, coniò un termine destinato poi a diventare una parola chiave per la ricerca medica del ventunesimo secolo: il termine “microbiota”.1

Questo termine, orecchiabile e facile da ricordare, indica la gigantesca comunità di batteri presenti all’interno del nostro intestino. Fino ad allora questi batteri, anche dopo la scoperta da parte di Ilja I. Metschnikow, erano stati sostanzialmente ignorati come fonte di salute o di malessere, cosa che Lederberg era assolutamente intenzionato a cambiare.
Non poteva però lontanamente immaginare gli effetti di grandissima portata che le sue ricerche avrebbero avuto per la salute di milioni di persone.
Il principio di base: come la ricerca, negli ultimi 20 anni, ha portato sempre più luce su un tema poco chiaro
Anche in precedenza, ovviamente, singoli ricercatori avevano compiuto ricerche sul tema e cercato di chiarire l’importanza dei batteri intestinali per vari aspetti della nostra vita. Solo a partire dagli anni 2000, tuttavia, l’interesse dei ricercatori è aumentato rapidamente.
Non da ultimo poiché, grazie alla riduzione dei costi per il sequenziamento dell’intero genoma (codifica del patrimonio genetico), era possibile identificare organismi a partire da campioni senza doverli coltivare, il che permetteva tra l’altro di adottare una prospettiva olistica.
Successivamente sono nati grandi progetti sul microbiota con l’obiettivo di analizzare i batteri che popolano il nostro intestino, come il “Human Microbiome Project” (a partire dal 2007) o l’“American Gut Project” (a partire dal 2012).
Attualmente vengono pubblicati più di 20.000 lavori scientifici all’anno sull’argomento. I risultati svelati da questi studi sono di fatto rivoluzionari: i batteri presenti nel nostro intestino non influenzano solo l’intestino stesso, ma il nostro intero organismo! I ricercatori hanno scoperto collegamenti con altri organi, con il cervello e, in particolare, con il nostro sistema immunitario!
In che modo determinati ceppi batterici possono avere un effetto significativo sulle nostre difese immunitarie
Solo pochi anni dopo la coniazione del termine ‘microbiota’ da parte del Prof. Lederberg, un gruppo di ricercatori guidati dal Prof. Giuseppe Vighi e dal Prof. Francesco Marcucci dell’Università di Perugia ha fatto una scoperta che ha rivoluzionato la visione che i ricercatori hanno della difesa immunitaria dell’organismo: circa il 70% dell’intero sistema immunitario umano e quasi l’80% delle cellule del plasma responsabili della produzione di anticorpi si trovano nell’intestino.2
La domanda successiva era naturalmente ovvia: se nell’intestino risiede buona parte del sistema immunitario, che ruolo riveste allora il microbiota?
La risposta è stata trovata da alcuni ricercatori in un passaggio successivo: alcuni studiosi come Hsin-Jung ed Eric Wu dell’Università dell’Arizona hanno dimostrato che esiste una stretta interazione tra il microbiota intestinale e il sistema immunitario.

Per comprovarlo, hanno condotto uno studio sul sistema immunitario di particolari topi, ovvero i cosiddetti topi “germ-free” (GF). Si tratta di topi speciali che non possiedono alcun microbiota.
I ricercatori hanno scoperto che il controllo del sistema immunitario in questi topi, rispetto agli esemplari della stessa specie dotati invece di microbiota, è decisamente più debole. Inoltre, i topi privi di microbiota possedevano anche di un numero ridotto di specifiche cellule immunitarie “killer”, ovvero in grado di intervenire sugli agenti patogeni.3
In altre parole, sia il controllo delle difese immunitarie, sia le loro “armi” risultano nettamente indeboliti in assenza di microbiota. Il fatto che un numero insufficiente di batteri utili possa rappresentare un vero problema per il sistema immunitario è anche dimostrato, tra l’altro, dai recenti risultati delle ricerche condotte sul Covid-19, ad esempio dal Prof. Ikram Hussain e dal Prof. Gabriel Liu Chan Cher di Singapore4, così come dai Prof. Rituparna De e Shanta Dutta di Kolkata (India).5
Questi ricercatori suggeriscono che i pazienti che hanno troppo pochi batteri “utili” nell’intestino sono anche più soggetti a gravi casi di Covid-19. Ma allora, sapendo che il microbiota intestinale sano è determinante per il sistema immunitario, non si potrebbero aiutare le persone con sistema immunitario indebolito potenziando l’apporto di specifici ceppi batterici e migliorandone, in tal modo, le difese immunitarie?
L’idea geniale è venuta a un team di ricercatori guidati da Sangman Kim e Jennifer DeFazio dell’Università di Chicago: per verificare se l’apporto mirato di specifici ceppi batterici potesse essere utile per la capacità di difesa dagli agenti patogeni dannosi, hanno condotto un esperimento con topi dal sistema immunitario indebolito.
Hanno suddiviso i topi sottoposti all’esperimento in due gruppi. Entrambi i gruppi di topi sono stati esposti a determinati agenti patogeni, che spesso, nell’uomo, causano setticemia, ovvero un’infezione del sangue letale. A un gruppo di topi i ricercatori hanno somministrato microorganismi specifici di un topo sano, associate a un sistema immunitario forte.
L’altro gruppo di topi non ha invece ricevuto la somministrazione. L’esito è stato drammatico: nel gruppo di topi che aveva ricevuto i ceppi specifici del topo sano, circa il 90% dei topi è sopravvissuto, mentre nell’altro gruppo solo circa il 20% è sopravvissuto all’infezione.6 Con questa scoperta sensazionale hanno perciò dimostrato che l’apporto mirato di ceppi batterici specifici nel nostro intestino può rinforzare in modo significativo il sistema immunitario.
Ma questi risultati sono trasferibili anche all’uomo?
Per scoprirlo, il team guidato da Sarah King ha compiuto una vasta analisi sistematica di 20 studi internazionali per stabilire se e in che misura la somministrazione di ceppi batterici possa influire positivamente sulla durata dei sintomi del raffreddore nei bambini e negli adulti.
Tutte queste analisi avevano in comune la contrapposizione di soggetti generalmente sani, a cui sono stati somministrati ceppi di lattobacilli e di bifidobatteri specifici, ad altri che hanno ricevuto solo un placebo.

E il risultato complessivo è stato strabiliante: è infatti emerso che le persone che avevano assunto il ‘verum’, ovvero il principio attivo effettivo, in media prendevano il raffreddore un giorno intero prima rispetto ai membri dei gruppi placebo.7
Un aspetto importante, a tale riguardo, era che l’assunzione quotidiana a lungo termine durasse per un periodo di almeno 4 o ancor meglio 8 settimane. Come hanno spiegato i ricercatori, i batteri in questo modo possono insediarsi a lungo termine, ripristinando in una certa misura le scorte immunitarie.
A cosa bisogna prestare attenzione riguardo ai probiotici
Oggi sono reperibili sul mercato numerosi prodotti contenenti batteri vivi, creati sulla base di queste scoperte. Quello che ancora non si sa, però, è che si tratta di preparati non standardizzati. Nessun prodotto è uguale agli altri. Dato che il microbiota è una struttura molto complessa, i probiotici devono essere idonei ai suoi requisiti speciali. Tra i criteri decisivi rientrano i seguenti:
Varietà
L’intestino umano è popolato da numerosi microorganismi differenti. Non si tratta solo di 5, 10 o 20 ceppi batterici differenti, bensì di oltre 50 specie! La maggior parte dei preparati reperibili sul mercato contengono invece meno di 10 o perfino non più di 5 o 6 ceppi. Solo in casi rari esistono probiotici con più di 50 ceppi, che tentano di imitare il microbiota sano in tutta la sua varietà.
Dosaggio
Il mercato è dominato dai preparati contenenti poco più di centinaia di milioni di batteri vivi, le cosiddette unità formanti colonie, per ogni capsula. A prima vista possono sembrare tanti, ma, rispetto al numero di batteri presenti nel nostro intestino, sono in realtà pochi, per non dire irrisori.
Per quanto riguarda il dosaggio, vale la seguente regola empirica: un preparato dovrebbe contenere almeno 20 miliardi di batteri vivi per l'assunzione quotidiana e avere alle spalle ottimi studi scientifici.
Precisa selezione dei batteri
Nessun batterio è uguale agli altri. Anche batteri strettamente imparentati possono presentare caratteristiche fondamentalmente differenti. Riferito all’uomo, questo significherebbe, ad esempio, che anche due fratelli potrebbero presentare un comportamento sostanzialmente differente, pur possedendo un patrimonio genetico in parte identico.
Ciò significa che la selezione dei ceppi batterici è di fondamentale importanza. Non basta, ad esempio, selezionare semplicemente alcuni lattobacilli o bifidobatteri: occorre piuttosto prestare attenzione allo specifico ceppo (ad esempio, il Lactobacillus reuteri LR92).
Perché i classici prodotti “immunitari” da soli spesso non vengono studiati in modo sufficientemente accurato
Una domanda che è logico porsi, malgrado questa incredibile evidenza, è se basti o meno fare qualcosa di buono per il sistema immunitario ricorrendo alle vecchie modalità tradizionali. Per aumentare le difese immunitarie, di solito, si pensa soprattutto alle vitamine, come ad esempio quelle disponibili sotto forma di integratori alimentari.
In ambito scientifico, è opinione consolidata che molti dei prodotti proposti dall’industria farmaceutica trascurino totalmente il ruolo dell’intestino, che è invece responsabile dell’effettiva possibilità di sfruttare questi micronutrienti. L’ambiente batterico intestinale, infatti, è in grado di rendere molti micronutrienti e vitamine più facilmente assimilabili dall’organismo (biodisponibilità), come ha scoperto nel 2014 un team guidato da Marek Aljewicz ed Ewa Siemianowska dell’Università di Ermland-Masuren in Polonia.8
Proprio per questo, per rafforzare il sistema immunitario, oltre ai preparati “immunitari” tradizionali, è opportuno pensare anche all’intestino o più precisamente al microbiota.
1Lederberg J, McCray A. Ome sweet 'omics: -- A genealogical treasury of words. The Scientist. 2001;15:8. https://www.the-scientist.com/commentary/ome-sweet-omics---a-genealogical-treasury-of-words-54889
2Vighi G., Marcucci F., et al. (2008): Allergy and the gastrointestinal system. Clin Exp Immunol. 2008 Sep;153 Suppl 1(Suppl 1):3-6. doi: 10.1111/j.1365-2249.2008.03713.x.
3Wu, H. J., & Wu, E. (2012). The role of gut microbiota in immune homeostasis and autoimmunity. Gut microbes, 3(1), 4–14. https://doi.org/10.4161/gmic.19320
4Hussain, I., Cher, G., Abid, M. A., & Abid, M. B. (2021). Role of Gut Microbiome in COVID-19: An Insight Into Pathogenesis and Therapeutic Potential. Frontiers in immunology, 12, 765965. https://doi.org/10.3389/fimmu.2021.765965
5De R., Dutta S. (2022): Role of the Microbiome in the Pathogenesis of COVID-19. Front Cell Infect Microbiol. 2022 Mar 31;12:736397. doi: 10.3389/fcimb.2022.736397.
6Kim, S. M., DeFazio, J. R., et al. (2020): Fecal microbiota transplant rescues mice from human pathogen mediated sepsis by restoring systemic immunity. Nature communications, 11(1), 2354. https://doi.org/10.1038/s41467-020-15545-w
7King S., Glanville J., et al. (2014): Effectiveness of probiotics on the duration of illness in healthy children and adults who develop common acute respiratory infectious conditions: a systematic review and meta-analysis. Br J Nutr. 2014 Jul 14;112(1):41-54. doi: 10.1017/S0007114514000075.
8Aljewicz M, Siemianowska E, Cichosz G, Tońska E. The effect of probiotics (Lactobacillus rhamnosus HN001, Lactobacillus paracasei LPC-37, and Lactobacillus acidophilus NCFM) on the availability of minerals from Dutch-type cheese. J Dairy Sci. 2014;97(8):4824-31, doi: 10.3389/fgene.2015.00148.
Wiertsema, S. P., van Bergenhenegouwen, J., et al. (2021): The Interplay between the Gut Microbiome and the Immune System in the Context of Infectious Diseases throughout Life and the Role of Nutrition in Optimizing Treatment Strategies. Nutrients, 13(3), 886. https://doi.org/10.3390/nu13030886
Kijimea K53 Advance – unico come lo è l’intestino

Da oltre 10 anni l’azienda SYNformulas di Monaco di Baviera, che con il marchio Kijimea è uno dei leader a livello mondiale nel mercato dei probiotici, conduce ricerche sui prodotti in questo settore. Con pubblicazioni su rinomate riviste specializzate come “The Lancet”, che sottolineano l’elevato standard scientifico di Kijimea, il marchio ha già conseguito grandi riconoscimenti.
Grazie agli studi documentati sul microbiota, il team di ricercatori del marchio ha sviluppato un prodotto innovativo denominato Kijimea K53 Advance. Tale prodotto si distingue fondamentalmente dagli altri probiotici su tre livelli:
Un’elevata varietà
Kijimea K53 Advance, come suggerisce il nome stesso, contiene 53 diversi ceppi batterici, e pertanto una varietà molto più elevata di batteri rispetto a tutti gli altri preparati in commercio, noti ai ricercatori. In tal modo imita il microbiota umano in tutta la sua varietà.
Il dosaggio è estremamente elevato
una sola confezione di Kijimea K53 Advance contiene più di 600 miliardi di batteri! I ricercatori calcolano che ciò corrisponde fino a 30 confezioni di preparati tradizionali. Ogni singola capsula contiene la dose estremamente elevata di più di 20 miliardi di unità formanti colonie, oppure, facendo riferimento al comune yogurt reperibile in commercio, corrisponde alla quantità di batteri contenuti in ben 25 kg di yogurt.
Ceppi batterici accuratamente selezionati
Infine, il team di ricerca ha dedicato tantissimo tempo all’accurata selezione e composizione del prodotto. Alla fine, è nato un prodotto contenente 53 ceppi specifici, che, a detta degli esperti, sono perfettamente armonizzati tra loro e studiati fin nel minimo dettaglio.
Come assumere il prodotto K53 Advance?
Kijimea K53 Advance è studiato per l’assunzione quotidiana. Tramite questo regolare apporto, a dosi molto elevate, di una grande varietà di ceppi batterici differenti, i ricercatori miravano a creare una semplice routine, facilmente integrabile nella vita quotidiana.
Come ordinare Kijimea K53 Advance
Attualmente, a causa della notevole richiesta, Kijimea K53 Advance non sempre è reperibile. Direttamente presso il produttore all’indirizzo Kijimea.it il prodotto è ora disponibile in modo pressoché continuativo. Nello shop online di Kijimea i clienti usufruiscono anche della garanzia soddisfatti o rimborsati: il produttore è talmente convinto della qualità dei propri prodotti da essere disposto a rimborsare il prezzo di acquisto entro i primi 30 giorni ai clienti che, contrariamente alle aspettative, non ne fossero soddisfatti.
Inoltre, sul sito Kijimea.it la spedizione è gratuita a partire da un valore d’acquisto di 50 €.
Buono a sapersi: tutti i prodotti Kijimea sono realizzati in Germania senza l’ausilio dell’ingegneria genetica e sono cruelty-free. Sia il processo di produzione che gli impianti utilizzati sono certificati in conformità alla normativa GMP, lo standard più rigoroso per i prodotti farmaceutici. Inoltre, ogni singolo lotto viene controllato in un laboratorio indipendente, prima della messa in vendita.
Perché la maggior parte delle persone ordina tre confezioni di Kijimea K53 Advance alla volta
Kijimea K53 Advance è disponibile in confezioni da 28, 56 e 84 capsule. Molti clienti optano volutamente, fin dalla prima volta, per l’acquisto della confezione grande da 84 capsule per avere il prodotto sempre a portata di mano, anche in caso di ritardi di consegna dovuti alla richiesta elevata. In tal modo viene garantita un’assunzione continuativa, anche dopo il primo mese.
Ciò che ci ha particolarmente colpito durante la nostra ricerca su questo prodotto sono le numerose recensioni estremamente positive dei clienti, che sottolineano la nostra stessa impressione sul prodotto. Ecco alcuni esempi:
Vittoria A.
"Ottimo prodotto, unico nel suo genere con così tanti ceppi diversi. Anche il confezionamento di ogni singola capsula è ottimale, perché ne garantisce l’isolamento dall’umidità. Lo acquisterò nuovamente."
Francesca F.
"Ho iniziato ad usarlo da poco ma sento già i benefici."
Antonio S.
"Decisamente il miglior prodotto che io abbia mai provato."

Sandro De Rosso è nato a Milano nel 1965 e ha scoperto la sua passione per la scrittura fin da giovane, collaborando a diversi giornali studenteschi. Dopo la carriera accademica, ha partecipato a numerosi seminari e conferenze sul tema della salute, che gli hanno permesso di combinare la sua abilità giornalistica con la sua passione per la medicina. De Rosso ha scritto per diverse riviste mediche e di salute.
Nel 2005, Sandro De Rosso è entrato a far parte della redazione di Consulente della Salute. Grazie alla sua profonda conoscenza del settore sanitario e al suo talento per una comunicazione scientifica precisa e comprensibile, ha fatto rapidamente carriera. Nel 2015 ha assunto la carica di caporedattore.
Sotto la guida di De Rosso, Consulente della Salute pubblica un'ampia gamma di articoli e rapporti rivolti sia ai professionisti del settore medico sia ai profani interessati. Il suo obiettivo è presentare argomenti medici complessi in modo comprensibile e allo stesso tempo condividere le ultime ricerche. Sandro De Rosso è noto per la sua meticolosa ricerca e il suo impegno per un giornalismo di alta qualità.
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