La mia storia

Devo andarmene da qui.

Non riuscivo a pensare ad altro. Stavo aspettando la metro per tornarmene finalmente a casa, era l’ora di punta e la banchina era davvero affollata. Appena misi piede sulla metro, il mio intestino iniziò a brontolare. Mi sembrava di essere sul punto di esplodere.

Devo andarmene da qui.

Avevo la fronte imperlata di sudore. La metro era appena partita e ci sarebbero voluti ancora un paio di minuti prima della fermata successiva. Mi piegai leggermente in avanti, premendo sull’addome. Ma con il mal di pancia che avevo, serviva davvero a poco. Il ragazzo davanti a me mi guardava stranito. Sul mio viso in quel momento si leggeva quanto fossi disperata. Devo andarmene da qui.

Quasi non riuscivo più a ragionare lucidamente. I secondi passavano lentissimi finché, dopo quella che mi era parsa un’eternità, la metro finalmente si fermò. Mi feci largo, goffamente, tra i passeggeri per scendere. Riuscivo a pensare solo a una cosa: “Ho bisogno di un bagno. Adesso.” Mi guardai intorno alla disperata ricerca di un bagno, senza vedere insegne da nessuna parte. Mi prese il panico. La pancia mi faceva sempre più male. Ero ricoperta di sudore.

Senza ulteriori indugi mi incamminai verso la scala mobile più vicina e salii. Ogni secondo mi sembrava un’eternità. Finalmente ero alla fine della scala mobile e mi ritrovai all’esterno. Frastornata, mi guardai intorno alla disperata ricerca di un bagno, di un centro commerciale o un ristorante. Qualsiasi cosa purché avesse un bagno.

Ma a parte un hotel di lusso, intorno a me c’erano solo appartamenti. Non avevo scelta, dovevo entrare. Così attraversai la porta girevole dell’hotel, superando un perplesso uscere all’ingresso. Con un’andatura a metà tra una corsa e una camminata veloce raggiunsi la reception. La ragazza responsabile dell’accoglienza mi fissò perplessa.

“Il bagno?” chiesi. Con prontezza mi indicò una porta all’altro capo dell’atrio. I venti passi che mi separavano da lì sembrarono un’eternità. Spinsi la porta e riuscii a entrare in bagno appena in tempo.

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Mi presento, sono Sabina Ferrino e in questo articolo vorrei raccontarvi dei disturbi intestinali di cui ho sofferto per anni, e, di come un incidente imbarazzante sia stato la svolta per poter ricominciare a vivere in modo più spensierato.

I disturbi intestinali erano parte integrante della mia vita

Anche prima di quell’accaduto mi ritrovavo spesso ad avere l’intestino sotto sopra. Soffrivo di questi disturbi da talmente tanti anni, che non saprei nemmeno dire esattamente da quando. Di solito combaciavano con momenti difficili della mia vita.

Mi ricordo benissimo, ad esempio, di quando mio figlio iniziò la scuola. Me lo ricordo come un momento davvero stressante per tutta la famiglia perché dovemmo rivedere tutta la nostra routine e le nostre abitudini. E come conseguenza, dovetti combattere quasi ogni giorno con diarrea, spesso accompagnata da dolori addominali. Anche quando al lavoro c’erano i periodi di bilancio, puntualmente si presentavano i disturbi intestinali. Lavoro nell’ufficio contabilità di una piccola azienda metalmeccanica e i mesi in cui dobbiamo redigere il bilancio, sono naturalmente tra i più stressanti dell’anno.

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Avere l’intestino scombussolato era ormai parte integrante della mia vita. In un certo senso mi ero abituata. Non ero mai riuscita ad andare dal medico in un momento in cui avessi questi disturbi e francamente, me ne vergognavo anche. Il solo pensiero di parlare dei miei disturbi con qualcuno non faceva altro che peggiorare i ancora di più la mia salute intestinale.

Così imparai a convivere con i miei disturbi fino al fatidico giorno dell’accaduto imbarazzante di cui vi ho appena parlato.

Il momento in hotel che mi avrebbe cambiato la vita

Quando lasciai il bagno dell’hotel iniziai a sentirmi più lucida. Mi vergognavo tantissimo perché mi resi conto che per raggiungere l’uscita sarei dovuta passare per forza davanti a quella receptionist tanto gentile. Lei mi aveva aiutato così tanto con il suo supporto morale e io, nel panico, non ero riuscita nemmeno a ringraziarla.

Quel giorno la hall era vuota. In silenzio mi allontanai dal bagno per dirigermi verso l’uscita. Con la coda dell’occhio vidi la receptionist alzare lo sguardo. Mi ricomposi e mi diressi verso di lei.

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“Grazie mille per l’aiuto” dissi cautamente. Percepii il rossore divampare sul mio viso. Non era certo una situazione piacevole.

Ma lei si limitò solo a guardarmi con aria gentile. Mi sembrò di scorgere una traccia di compassione nei suoi occhi. “Ne soffre spesso? Un mio amico è gastroenterologo e spesso si trova ad affrontare il tema leaky gut” mi domandò.

La fissai con gli occhi spalancati. Questa signora così gentile vuole darmi un consiglio?? Niente più intestino scombussolato? Troppo bello per essere vero.

Proprio in quel momento, la porta dietro la signorina si aprì e ne uscì un uomo di mezza età in giacca e cravatta e dall’aspetto fiero. I suoi occhi si posarono su di noi e mi scrutò scettico. Mi resi conto che il mio look con jeans e maglione probabilmente era di gran lunga lontano dallo stile della clientela tipo di quell’hotel tanto raffinato.

Non volevo che la signora, così gentile, finisse nei guai per colpa mia! Volevo evitarlo a tutti i costi.

“Grazie mille, mi è stata di grande aiuto” dissi gentilmente. Mi voltai e mi diressi verso la porta girevole per tornare all’aperto.

In che modo ho scoperto cosa si nascondesse contro i miei disturbi e come ancora non trovavo una soluzione

Mentre ero in metro verso casa presi il telefonino e cercai su Google “leaky gut”. Comparvero innumerevoli risultati, la maggior parte sembrava di natura scientifica con un linguaggio che comprendevo a malapena. Capii che questo leaky gut è un disturbo molto diffuso. Quasi una persona su dieci ne soffre in Italia e le donne più spesso degli uomini.

Il problema: microlesioni alla barriera intestinale.

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La barriera intestinale può essere descritta simbolicamente come una sorta di buttafuori tra l’interno dell’intestino e il circolo sanguigno. Da un lato deve essere permeabile alle sostanze nutritive assorbite per consentirne il passaggio; dall'altro deve impedire che intrusi (come batteri, virus, funghi o sostanze nocive) entrino nel sangue attraverso di essa.

Tuttavia, nelle persone affette da sindrome dell'intestino permeabile, questa barriera presenta piccoli danni che consentono proprio a questi intrusi indesiderati di penetrare e raggiungere il delicato sistema nervoso enterico. Ciò può causare irritazioni e, di conseguenza, disturbi intestinali come diarrea, dolori addominali e flatulenza.

I disturbi descritti corrispondevano abbastanza bene a ciò di cui soffrivo io regolarmente.  I disturbi si manifestano spesso assieme oppure alternati, cosa che purtroppo sapevo fin troppo bene anch’io. Mi informai sempre di più sull’argomento. Ma non mi aiutò granché. Lessi addirittura che molte delle persone affette alla fine avevano imparato a convivere con i sintomi perché non c’era nulla in grado di aiutarle veramente.

Alla fine, avevo trovato solo un indizio che mi poteva aiutare a capire che problema avessi, ma non avevo fatto alcun progresso in quanto alla cura.

In che modo ho preso coraggio e ho trovato il punto di svolta

Durante tutto il periodo trascorso a fare ricerche c’era comunque una cosa che non riuscivo a togliermi dalla testa. La frase che quella receptionist tanto gentile mi disse prima che me ne andai: “Un mio amico è gastroenterologo e si occupa molto di “leaky gut”. Forse questo amico aveva un consiglio da darmi?

I giorni passavano e questo pensiero non mi dava tregua. Ogni volta che il mio intestino brontolava dovevo ricordarmi che al mondo c’erano tante altre persone che stavano lottando con problemi simili. Piano piano cominciai a maturare l’idea di provare a parlare di nuovo con la signorina dell’hotel.

Questa volta però pianificai la visita a quell’hotel raffinato nei minimi dettagli. Mi sarei vestita di tutto punto per non attirare di nuovo l’attenzione. Di una cosa ero comunque certa: se la signora non fosse stata presente, sarebbe stato un fiasco totale. Non avevo nemmeno un nome da poter chiedere.

Decisi quindi che sarei tornata all’hotel lo stesso giorno e alla stessa ora in cui ero stata la volta prima. Perché credevo che, se anche la signorina potesse avere un turno diverso, quello fosse il modo più probabile per incontrarla di nuovo.

Il giorno prestabilito mi presi mezza giornata di permesso e tornai a casa già a mezzogiorno. Una volta rientrata mi vestii il più elegante possibile, mi truccai più del solito e mi diressi verso l’hotel. Durante il viaggio in metropolitana, ad ogni fermata aumentava l’insicurezza. Mi sentivo sempre più in imbarazzo per quello che stavo facendo. Anche il mio intestino percepiva il mio nervosismo e iniziai a sentirmi a disagio.

Quando raggiunsi la fermata giusta, scesi dalla metro e presi di nuovo le scale mobili. Quando uscii fuori, guardai più da vicino l’hotel. Era uno di quei magnifici edifici pieno di oggetti di design ovunque e pesanti tappeti rossi all’ingresso che ne mettevano subito in chiaro l’importanza.

Mi diedi una mossa, alzai un po’ il mento e mi diressi con decisione verso l’ingresso. Questa volta l’uscere vicino alla porta girevole non batté ciglio. Quanta differenza fanno un po’ di sicurezza in sé stessi e un abito elegante, pensai tra me e me. Mentre ero all’interno della porta girevole mi chiesi cosa avrei fatto se la signora non fosse stata lì. Non potevo certo tornarmene a casa senza aver ottenuto nulla!

Uscendo dalla porta girevole guardai con tensione e nervosismo in direzione della reception. Il mio cuore sobbalzò leggermente. Alla reception c’era la signorina della volta scorsa! La riconobbi immediatamente. Mentre camminavo verso di lei, alzò lo sguardo e mi salutò gentilmente. Ero sicura che non mi avesse riconosciuta. Ma quando mi trovai di fronte a lei, la fiducia in me stessa venne meno. E adesso cosa avrei dovuto dire?

Un po’ incerta balbettai:

“Buongiorno, non so se si ricorda di me.”

Lei mi guardò un po’ perplessa. Ma poi mi parve di vedere qualcosa nei suoi occhi, come se mi avesse riconosciuta. Questo mi diede coraggio.

“Sono stata qui di recente in un momento piuttosto imbarazzante e mi ha permesso di usare il bagno dell’hotel. Lei mi è stata di grande aiuto. Quello che mi ha detto quella volta mi è rimasto impresso. Ha detto di aver trovato una soluzione per il suo colon irritabile”. La signora sorrise amabilmente.

“Ora mi ricordo di lei”, disse sorridendo. “Mi sembra che oggi stia meglio!”

Annuii nervosamente. Lei proseguì: “Dopo il nostro ero curiosa e ne ho parlato con il mio conoscente. Lui mi ha raccontato che molti suoi colleghi sono affascinati da un ceppo batterico particolare.”

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Si tratta del ceppo batterico B. bifidum MIMBb75. Me l’ero dovuto addirittura scrivere Sorrise, prese un blocco per gli appunti e ci scrisse sopra “ceppo batterico B. bifidum MIMBb75”. Strappò il pezzo di carta e me lo diede.

“Magari la aiuterà!” disse con tono gentile. In quel momento un signore anziano, probabilmente un ospite, entrò nell’atrio e capii che era ora di andare. Non volevo certo mettere nuovamente nei guai la signorina. “Grazie infinite” replicai io. Presi il biglietto e me ne andai.

Effetto cerotto per il colon

Una volta a casa presi subito il mio computer e iniziai a cercare su Google, finché trovai qualcosa di straordinario.

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Da quello che ho potuto leggere online il ceppo batterico B. bifidum MIMBb75 fu originariamente isolato dall’intestino di una persona sana da un professore italiano.

La caratteristica unica di questo ceppo è la sua capacità di aderire alla barriera intestinale danneggiata. Molti studi hanno evidenziato che questa caratteristica particolare non è presente nella stessa misura in nessun altro ceppo batterico studiato.

L’idea vincente è che, poiché i batteri si attaccano alle aree danneggiate della barriera intestinale, potenziali agenti patogeni o altre sostanze indesiderate non possono più attraversare la barriera intestinale. In questo modo il sistema nervoso enterico intestinale particolarmente sensibile non si irrita più e i disturbi tipici come diarrea, dolore addominale o flatulenza possono diminuire.

Questa immagine, così semplice, aveva senso per me. E più cercavo, più rimanevo affascinata.

Durante la mia ricerca mi imbattei nell’immagine al microscopio che vi lascio di seguito e che, su un modello, mostra in modo, secondo me, impressionante come questo speciale ceppo batterico aderisca saldamente alle cellule intestinali.

E scoprii ancora più cose. Il ceppo batterico è stato testato scientificamente in uno studio gold standard. Lo studio scientifico ha dimostrato che il batterio B. bifidum MIMBb75 ha un effetto significativo sugli individui colpiti dalla cosiddetta sindrome del colon irritabile e su tutti i sintomi che affliggevano anche me, ovvero diarrea, dolori addominali, flatulenza e stitichezza.

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Come Kijimea ha conquistato il mondo

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L'azienda tedesca SYNformulas ha lanciato sul mercato un prodotto contenente il ceppo batterico B. bifidum MIMBb75 con il nome di "Kijimea”. È stato l'inizio di una marcia trionfale senza precedenti di questo prodotto dal nome accattivante. Oggi Kijimea è uno dei prodotti più conosciuti in relazione ai disturbi intestinali ricorrenti in molti paesi europei.

Valutazioni degli utenti

Questo successo si riflette anche nelle numerose recensioni pubblicate su Internet dai clienti.

Carlo S.

"Dopo un paio di settimane, i sintomi del malessere, e soprattutto il gonfiore addominale, sono spariti. Stavo male da due mesi."

Raffaella R.

"Ottimo prodotto, lo uso ormai da qualche anno per la sindrome del colon irritabile con ottimi risultati, almeno nel mio caso. Impiega un po’ di tempo per iniziare a fare effetto, ma poi è molto efficace, io ho sempre fatto un ciclo di 12 settimane per avere i massimi effetti positivi, da ripetersi periodicamente. Lo consiglio assolutamente a che soffre di questa sindrome!!!"

Lorenzo F.

"Dopo aver tentato con svariati prodotti e fermenti di ogni tipo, ho finalmente avuto risultati apprezzabili con Kijimea. I sintomi da intestino irritabile e il gonfiore conseguente cronico si sono attenuati e ho riscontrato una situazione più salutare con un più facile svuotamento intestinale. Lo stile di vita è complementare e non credo si debba spettarsi miracoli senza una adeguata revisione della propria alimentazione ma questo prodotto è davvero innovativo."

Lo straordinario successo di Kijimea ha causato ripetutamente al produttore SYNformulas problemi di approvvigionamento tanto che il prodotto è risultato talvolta temporaneamente esaurito.

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Ormai molti clienti acquistano fin dalla prima volta la confezione più grande disponibile di 84 capsule, per poter assumere il prodotto in modo sicuro per un periodo più lungo anche qualora vi fossero problemi di approvvigionamento.

Come va assunto Kijimea?

L'assunzione di Kijimea è semplice: è sufficiente assumere due capsule una volta al giorno, con una quantità sufficiente di liquido (ad esempio un bicchiere d'acqua) e senza masticare. Si consiglia di assumere il prodotto per almeno 6 settimane. L'assunzione raccomandata di 2 capsule al giorno corrisponde a 84 capsule.

La forma sviluppata di Kijimea

Sul mercato è disponibile anche il dispositivo medico Kijimea Colon Irritabile PRO, il quale contiene il ceppo batterico B. bifidum MIMBb75 nella sua forma sviluppata, inattivata termicamente.

Kijimea Colon Irritabile PRO è disponibile senza ricetta in farmacia, ma può essere anche ordinato comodamente online direttamente dal produttore sullo shop.

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Le informazioni contenute in questa pagina non costituiscono un parere medico e non devono essere considerate tali. Consultare il medico prima di modificare le cure mediche abituali. Questo prodotto non è destinato a diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna malattia. L'effetto dipende da fattori individuali. Le immagini delle persone colpite sono state ricreate e i loro nomi sono stati cambiati.

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