A quel tempo, infatti, un grande mistero si aggirava per la scienza: perché le allergie erano sempre più diffuse nei Paesi occidentali, sebbene le condizioni igieniche fossero migliorate rispetto al passato, così come l’esposizione ai germi fosse diminuita?
La risposta, elaborata da questo scienziato inglese, ancora oggi potrebbe rappresentare la soluzione per chi è allergico per sbarazzarsi delle allergie in modo permanente e naturale. Nella sua pubblicazione, Strachan parlò della cosiddetta “ipotesi dell’igiene”, secondo cui è proprio il fatto che i bambini crescono in condizioni igieniche migliori rispetto al passato a far emergere più spesso le allergie.
Un’ipotesi all’apparenza contraddittoria, ma che il professore inglese spiega con una teoria tanto innovativa quanto geniale, ovvero a causa della grande attenzione alla pulizia nell’infanzia, il microbiota intestinale, cioè i batteri insediati nel nostro intestino, non è in grado di svilupparsi come un tempo.
Poiché i bambini delle città e delle culture occidentali sono esposti a un numero molto inferiore di batteri, la diversità dei batteri nel loro intestino non è quindi in grado di svilupparsi, rimanendo così limitata.
In poche parole, il numero e la diversità dei batteri nel loro intestino sono ridotti. Di conseguenza, secondo l’autore, queste persone in futuro saranno anche meno protette da un’ampia varietà di agenti di natura ambientale che sono in realtà innocui, come il polline, le graminacee o gli acari della polvere, e sono così più propensi a sviluppare reazioni eccessive, cioè allergie.
La presenza di allergie viene spesso determinata durante l’infanzia

Proprio perché sembra così paradossale, questa ipotesi rivoluzionaria attirò un’enorme attenzione nella comunità scientifica. Scienziati di tutto il mondo si misero a testare questa ipotesi e continuarono a trovare nuove prove a supporto della tesi di Strachan.
Ad esempio, in un ampio studio su oltre 1.200 neonati, degli scienziati americani scoprirono che i bambini nati con parto cesareo avessero un rischio cinque volte (!) maggiore di sviluppare allergie rispetto ai bambini nati con parto naturale.
I ricercatori hanno spiegato questo fenomeno tramite la colonizzazione dell’intestino. I neonati nati da parto naturale assumono i batteri fondamentali, per l’iniziale colonizzazione dell’intestino, attraverso il microbiota vaginale materno. Nel caso dei bambini nati con parto cesareo questa traccia iniziale viene a mancare.
Di conseguenza, il numero e la diversità dei batteri nel loro intestino ne risultano ridotti. Il fatto che questo possa portare ad una maggior probabilità nel tempo di sviluppare allergie ha sorpreso molto non solo i ricercatori.
Perché i bambini cresciuti in un ambiente rurale raramente sviluppano allergie?

In un altro studio su larga scala condotto in Tirolo su ben 27.000 bambini, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che i bambini cresciuti in ambiente rurale avevano molte meno probabilità di sviluppare allergie rispetto, ad esempio, ai bambini cresciuti in città.
Questi ultimi, ad esempio, soffrivano di febbre da fieno 3 volte più spesso dei bambini che potevano beneficiare della diversità batterica dell’ambiente rurale in cui era cresciuti. I ricercatori hanno nuovamente spiegato questo “effetto dell’ambiente rurale” con la diversità dei batteri nell’intestino.
I bambini che entrano maggiormente in contatto con componenti o metaboliti di batteri nei primi anni di vita hanno maggiori probabilità di essere protetti dallo sviluppo di allergie, poiché in questo modo il microbiota intestinale della prima infanzia viene indirizzato, per così dire, nella giusta direzione.
In che modo la scienza moderna potrebbe spiegare questo segreto per la salute
Tuttavia, si è dovuto attendere fino al 2015 prima che la scienza potesse realmente dimostrare la connessione tra un numero e una diversità ridotti di batteri intestinali e l’insorgenza di allergie.
Il punto di partenza è stato il lancio dell’American Gut Project nel novembre 2012, che si è posto l’obiettivo di caratterizzare sistematicamente i batteri presenti nell’intestino di oltre 15.000 persone e di indagare in modo specifico le connessioni con modelli di malattia come le allergie.
Infatti, grazie alla diminuzione dei costi del sequenziamento dell’intero genoma si è potuto identificare gli organismi dai campioni senza doverli coltivare, rendendo così possibile adottare un approccio olistico.

I risultati di questa ricerca emergente hanno attirato l’attenzione degli scienziati di tutto il mondo.
Dopo aver valutato migliaia e migliaia di serie di dati, i ricercatori sono giunti a un risultato sorprendente per la sua chiarezza. Nei soggetti allergici, il numero medio e la diversità dei batteri intestinali erano davvero significativamente ridotti rispetto ai soggetti non allergici.
I ricercatori definiscono questa condizione disbiosi. Oltretutto, sono state prese in esame diverse allergie: dalla febbre da fieno alle allergie ai pollini, allergie alle noci e persino allergie alle punture di insetti. In tutte le allergie si è potuta rilevare la correlazione sopra descritta. Nel frattempo, sono state effettuate scoperte simili anche per le intolleranze alimentari e l’eczema atopico.
In che modo una scoperta rivoluzionaria potrebbe spiegare la correlazione paradossale tra intestino e allergia
Ci sono voluti ancora alcuni anni prima di poter finalmente decifrare l’effettiva relazione causa-effetto tra un numero ridotto e la diversità dei batteri nell’intestino e una reazione allergica.

Il fattore decisivo è stata la scoperta dei cosiddetti linfociti T regolatori da parte del ricercatore giapponese Shimon Sakaguchi. Nel 2020, Sakaguchi ha ricevuto due dei più prestigiosi premi scientifici tedeschi per questa scoperta rivoluzionaria.
Infatti, oltre al premio per l’immunologia della Società tedesca di immunologia, ha ricevuto anche il premio Paul Ehrlich e Ludwig Darmstaedter. L’aspetto innovativo della sua ricerca è stato scoprire che i cosiddetti linfociti T regolatori mantengono in equilibrio il nostro sistema immunitario, garantendo così che le sostanze estranee che entrano nel nostro corpo non vengano né sottovalutate né sopravvalutate.
Grazie a questi linfociti T regolatori, l’organismo reagisce in modo appropriato, ad esempio, agli agenti patogeni e, allo stesso tempo, fa in modo che il sistema immunitario non reagisca in modo esagerato a sostanze innocue.
Questo significa, in definitiva, che se si verifica un’alterazione nella formazione dei linfociti T, il sistema immunitario umano perde la sua capacità di regolazione. La possibile conseguenza è che può verificarsi una reazione immunitaria esagerata, ad esempio una reazione allergica.
Ma cosa c’entra questo con il numero e la diversità dei batteri presenti nel nostro intestino?
La risposta è tanto ovvia quanto semplice. Ovvero che questi linfociti T regolatori, come individuato dai ricercatori, vengono interamente prodotti nell’intestino. Tuttavia, se il numero e la diversità dei batteri nell’intestino sono alterati, cioè se si è in presenza della cosiddetta disbiosi, non si possono formare abbastanza linfociti T regolatori e questo può portare a una reazione immunitaria eccessiva (allergia).
I ricercatori della prestigiosa Università di Chicago sono riusciti a comprendere nel dettaglio questa relazione molto complessa in uno studio molto apprezzato sui topi. A tale scopo, l’intestino di topi privi di germi, cioè topi il cui intestino non era affatto colonizzato da batteri e che non presentavano allergie, è stato colonizzato in modo specifico con il microbiota dei soggetti allergici.
Dopo la colonizzazione, i topi a loro volta avevano sviluppato allergie. Vi era quindi una chiara correlazione tra l’espressione del microbiota e la reazione allergica.
A conferma della tesi di Sakaguchi, inoltre, i ricercatori hanno potuto rilevare un livello ridotto dei cosiddetti linfociti T regolatori. La seconda scoperta è stata però ancora più spettacolare. I ricercatori hanno voluto, infatti, verificare se questo meccanismo funzionasse anche nella direzione opposta.
Per farlo, in una seconda fase hanno introdotto il microbiota di esseri umani sani e non allergici nei topi ormai allergici. Ed ecco che i topi non erano più allergici!
In che modo gli scienziati di tutto il mondo hanno cercato di sfruttare queste scoperte
Da allora, questa scoperta rivoluzionaria ha acceso l’immaginazione degli allergologi di tutto il mondo. La domanda cruciale: come si può trasferire questo meccanismo nell’uomo?
È possibile contrastare in modo sostenibile e naturale le allergie anche nell’uomo attraverso l’apporto mirato di un “microbiota intestinale sano”?
I cosiddetti probiotici, in particolare, sembravano predestinati a far parte di questo meccanismo. I probiotici sono preparati di microrganismi vivi che vengono assunti come integratori alimentari o simili. Spesso vengono definiti “batteri buoni”.
Negli anni a venire si sono susseguiti numerosi studi che hanno cercato di replicare nell’uomo proprio l’effetto ottenuto nei topi e di risolvere il problema delle allergie attraverso l’assunzione di probiotici, ovvero la questione dell’alterazione del numero e della diversità dei batteri nell’intestino.
Purtroppo, però i successi faticavano ad arrivare. Molti degli studi condotti non sono stati in grado di dimostrare alcun effetto significativo rispetto al placebo. Mentre nei pochi studi in cui è stato possibile osservare un effetto, i risultati sono stati spesso molto contrastanti e generalmente incoerenti. Sfortunatamente, i risultati erano ben lontani da quelli chiari e affascinanti che erano stati dimostrati nell’esperimento in laboratorio con i topi.
In che modo un’azienda tedesca ha sviluppato un approccio innovativo e radicale
Ma un gruppo di ricercatori di Monaco non si è accontentato di ciò. Il team di ricerca si è quindi chiesto come mai il gigantesco potenziale dei probiotici nelle allergie non fosse stato dimostrato dagli studi.

Hanno analizzato minuziosamente e a lungo gli studi condotti fino ad allora e la letteratura disponibile e partendo da lì hanno sviluppato 3 ipotesi rivoluzionarie:
Dipende dall’elevata diversità di batteri
La causa delle allergie, come spiegato in precedenza, è spesso legata alla riduzione del numero e della diversità dei batteri nell’intestino. Tuttavia, molti degli studi condotti sui probiotici nelle allergie non cercano nemmeno di ripristinare questa diversità.
Questo perché i probiotici testati contengono spesso un solo ceppo o solo pochi ceppi (di solito significativamente meno di 20 o addirittura meno di 10 ceppi).
Eppure, ad oggi sappiamo che il microbiota umano contiene più di 100 generi batterici diversi. Pertanto, ci si deve chiedere come un singolo ceppo o pochi ceppi, misurati rispetto al numero totale di oltre 100 generi batterici diversi, possano realmente influenzare la diversità nell’intestino.
Per questo motivo, il team di ricerca di Monaco di Baviera ha ritenuto che, per un approccio efficace alle allergie, sia necessario un prodotto che contenga un numero significativamente più elevato (ad esempio, più di 50) di colture batteriche diverse e che quindi imiti, per così dire, il microbiota nella sua diversità.
In commercio, però, non si trovano probiotici con 50 o più ceppi, poiché la produzione di un preparato di questo tipo è molto complessa e costosa.
Dipende dal dosaggio straordinariamente alto dei batteri
Una situazione simile si è presentata al team di ricerca di Monaco quando ha esaminato il dosaggio dei preparati utilizzati. La maggior parte dei preparati utilizzati negli studi aveva un dosaggio di circa 108 – 1010 UFC (unità formanti colonie).
Ciò significa che il numero di germi in grado di riprodursi è compreso tra cento milioni e dieci miliardi. Quello che inizialmente sembra un numero molto elevato è invece decisamente piccolo se confrontato con il numero totale di microrganismi presenti nel nostro intestino.
Oggi i ricercatori ritengono che nel nostro intestino siano presenti dai 10-100 trilioni di batteri. Un miliardo di batteri corrisponde quindi solo a un decimillesimo-centomillesimo dei batteri presenti nel nostro intestino. È un po’ come aggiungere una goccia d’acqua a un litro d’acqua. Ma come può questa goccia influenzare in modo significativo il numero di batteri presenti nel nostro intestino?
I ricercatori ritengono che siano necessarie dosi significativamente più elevate (ad esempio >500 miliardi di UFC) in un breve periodo di tempo (ad esempio entro 3 giorni) per influenzare davvero in modo significativo il numero di ceppi batterici nell’intestino dei soggetti allergici e quindi combattere l’allergia, come è stato possibile nello studio sui topi in laboratorio.
È fondamentale la scelta minuziosa dei batteri
Grazie ai molti anni di lavoro nel campo dei probiotici, i ricercatori del marchio Kijimea sapevano anche che la cosiddetta specificità del ceppo è decisiva per i batteri.
Ciò significa che anche i batteri strettamente imparentati possono avere caratteristiche fondamentalmente diverse. Applicato agli esseri umani, il concetto può essere spiegato con l’esempio di due fratelli che possono avere comportamenti sostanzialmente differenti nonostante condividano un patrimonio genetico in parte identico.
Ciò significa che quando si selezionano i ceppi batterici, occorre prestare molta attenzione a quali ceppi batterici specifici si aggiungono a un prodotto. Ad esempio, non è sufficiente scegliere alcuni lattobacilli o bifidobatteri, ma è necessario considerare il ceppo specifico (ad esempio il B. Bifidum MIMBb75).
Strachan D. P. (1989). Hay fever, hygiene, and household size. BMJ (Clinical research ed.), 299(6710), 1259–1260. https://doi.org/10.1136/bmj.299.6710.1259
https://www.meine-gesundheit.de/service/news/kaiserschnitt-beguenstigt-allergien
https://www.lungenaerzte-im-netz.de/news-archiv/meldung/article/bauernhofkinder-weniger-anfaellig-fuer-asthma-und-allergien/
Feehley T et al, Healthy infants harbor intestinal bacteria that protect against food allergy, Nat Med (2019);25(3):448-453.
Abdel-Gadir A. et al, Microbiota therapy acts via a regulatory T cell MyD88/RORgammat pathway to suppress food allergy. Nat Med (2019);25(7):1164–74.
Dölle S, Berg J, Rasche C, Worm M. Tolerability and clinical outcome of coseasonal treatment with Escherichia coli strain Nissle 1917 in grass pollen-allergic subjects. Int Arch Allergy Immunol. 2014;163(1):29-35. doi: 10.1159/000356328.
Ivory K, Wilson AM, Sankaran P, Westwood M, McCarville J, Brockwell C, Clark A, Dainty JR, Zuidmeer-Jongejan L, Nicoletti C. Oral delivery of a probiotic induced changes at the nasal mucosa of seasonal allergic rhinitis subjects after local allergen challenge: a randomised clinical trial. PLoS One. 2013 Nov 15;8(11):e78650. doi: 10.1371/journal.pone.0078650.
Nembrini C, Singh A, De Castro CA, Mercenier A, Nutten S. Oral administration of Lactobacillus paracasei NCC 2461 for the modulation of grass pollen allergic rhinitis: a randomized, placebo-controlled study during the pollen season. Clin Transl Allergy. 2015 Dec 9;5:41. doi: 10.1186/s13601-015-0085-4.
https://www.bionity.com/de/lexikon/Darmflora.html
https://www.dzif.de/de/auf-der-suche-nach-bakteriencocktails-zur-bekaempfung-von-infektionen
https://de.wikipedia.org/wiki/Darmflora, abgerufen am 4.7.2022
La rivoluzione: Kijimea Hypo

L'azienda tedesca SYNformulas è impegnata nella ricerca sui probiotici da oltre 10 anni. Con il marchio Kijimea è una delle aziende leader sul mercato mondiale. Il marchio è già stato celebrato attraverso pubblicazioni su riviste rinomate come “The Lancet”, che sottolineano l'elevato standard scientifico del marchio Kijimea.
Il team di ricerca del marchio ha sviluppato un nuovo prodotto chiamato Kijimea Hypo, il cui nuovo concetto rivoluzionario è fondamentalmente diverso dagli altri probiotici per molti aspetti: Kijimea Hypo contiene 53 ceppi di batteri diversi, pertanto, una diversità di batteri molto più elevata rispetto a qualsiasi altro probiotico conosciuto dai ricercatori sul mercato
Kijimea Hypo è formulato per un ciclo di 3 giorni, che prevede l'assunzione di 3 capsule al giorno per un periodo di 3 giorni, per un totale di 9 capsule in 3 giorni. In questi 3 giorni, Kijimea Hypo offre un dosaggio di oltre 500 miliardi di UFC (unità formanti colonie). I ricercatori hanno calcolato che ciò corrisponde all'equivalente di 30 confezioni di preparati convenzionali.
Oppure, se lo si confronta con uno yogurt convenzionale, corrisponde alla quantità di batteri contenuta in non meno di 25 kg di yogurt. Il dosaggio è quindi eccezionalmente elevato.
Inoltre, la selezione e la composizione dei ceppi batterici contenuti nel prodotto è unica. Kijimea Hypo contiene 53 ceppi selezionati minuziosamente, i quali a parere dei ricercatori, sono armonizzati in modo ottimale tra loro.
Grazie a questa somministrazione mirata ad alte dosi di una grande varietà di ceppi batterici diversi in un breve periodo di tempo, i ricercatori sperano di poter replicare l’effetto dello studio sui topi.
I ricercatori hanno quindi condotto una sperimentazione clinica su Kijimea Hypo secondo il più alto standard scientifico, il cosiddetto gold standard. Uno studio gold standard prevede che a un gruppo di pazienti venga somministrato il principio attivo, mentre a un altro gruppo venga somministrato un placebo, ovvero una sostanza inerte con lo stesso sapore e aspetto del principio attivo. Né i medici curanti né i pazienti sanno se stanno ricevendo il verum (= vero principio attivo) o il placebo.
Il team ha collaborato con rinomati esperti della Charité di Berlino, leader nel campo delle allergie. Il team attendeva con ansia i risultati dello studio, che sono stati impressionanti: dopo solo due dosi di Kijimea Hypo, è stato osservato un effetto significativo e i sintomi dei pazienti allergici si sono ridotti in modo significativo. Sì, alcuni addirittura non avevano più disturbi.
Ma il team di ricerca non era ancora soddisfatto. Volevano capire nel dettaglio se la loro teoria fosse davvero corretta e se fosse necessaria una varietà straordinaria in combinazione con un dosaggio eccezionalmente elevato, oppure se, ad esempio, fosse decisivo solo il dosaggio o solo la varietà.
Per questo hanno condotto un secondo studio con i ricercatori della Charité di Berlino, in cui hanno testato 3 preparati contemporaneamente:
In primo luogo, l’innovativo Kijimea Hypo (con un’elevata varietà E un alto dosaggio).
Poi una forma di Kijimea Hypo a basso dosaggio (SOLO con elevata varietà).
Infine, un preparato con solo 4 ceppi, cioè senza l’elevata diversità di Kijimea Hypo (SOLO ad alto dosaggio).
Lo studio è stato pensato in modo tale che tutte le persone sottoposte al test assumessero tre cicli del rispettivo preparato a intervalli di una settimana ciascuno. I risultati hanno lasciato i ricercatori senza parole. La combinazione di elevata varietà e alto dosaggio, come nel caso di Kijimea Hypo, ha mostrato ancora una volta un risultato significativo. I preparati con SOLO un’elevata varietà o SOLO un alto dosaggio, invece, non sono riusciti a migliorare in modo significativo i disturbi dei pazienti allergici. Questa è la prova che i ricercatori non sbagliavano con la loro idea innovativa.
(nota del redattore: i risultati dello studio sono stati acquisiti di recente e non sono ancora stati pubblicati. Tuttavia, sono disponibili in esclusiva per la redazione)
Risultati dei test e valutazioni degli utenti
Dopo il lancio sul mercato di Kijimea Hypo, il team attendeva con impazienza i primi feedback dei clienti. All’interno dell’azienda le aspettative erano già estremamente alte. Ma la quantità di feedback positivi ha superato anche le più rosee aspettative.
Roberta S.
"Soddisfatta del prodotto. Avverto i benefici"
Claudia M.
"Ottimo prodotto, terminato 1 ciclo su 3, gli effetti sono rapidi!"
Luca C.
"Ottimo per un rapido aiuto! Sono elettrizzato! Dopo tre giorni ho notato un miglioramento significativo."
Lo straordinario successo di Kijimea Hypo ha fatto sì che Kijimea riscontrasse ripetutamente problemi di rifornimento e che Kijimea Hypo risultasse a volte non disponibile. Kijimea Hypo può essere acquistato nelle farmacie locali o online. Il prodotto è venduto anche tramite le farmacie su Amazon. Tuttavia, in questo caso potrebbero verificarsi delle carenze.
Direttamente dal produttore su Kijimea.it, tuttavia, il prodotto è stato recentemente quasi sempre disponibile. Nel negozio online di Kijimea, i clienti beneficiano anche di una garanzia di rimborso: il produttore è talmente convinto della qualità dei suoi prodotti che rimborserà il prezzo di acquisto entro i primi 30 giorni ai clienti che, contrariamente alle aspettative, non sono soddisfatti.
Inoltre, su Kijimea.it la spedizione è gratuita a partire da un valore di acquisto di 50 euro.
Un altro punto a favore: il produttore offre ai clienti interessati informazioni mediche e scientifiche gratuite sul tema della salute intestinale via e-mail, compresi consigli utili che possono essere facilmente applicati nella vita quotidiana.
Buono a sapersi: tutti i prodotti Kijimea sono fabbricati in Germania senza ricorrere all'ingegneria genetica e non sono testati sugli animali. Sia il processo di produzione che le attrezzature utilizzate sono certificate GMP, in conformità ai rigorosi standard farmaceutici. Inoltre, ogni lotto viene testato in un laboratorio indipendente prima di essere messo in vendita.
Perché la maggior parte delle persone effettua più cicli da 3 giorni con Kijimea Hypo?
Kijimea Hypo è formulato per un ciclo di 3 giorni, che prevede l'assunzione di 3 capsule al giorno per un periodo di 3 giorni, per un totale di 9 capsule in 3 giorni. Questi cicli di 3 giorni possono essere ripetuti a intervalli di una settimana.
Kijimea Hypo è disponibile nelle confezioni da 9, 18 e 27 capsule. Ciò corrisponde a uno (9 capsule), due (18 capsule) o addirittura tre (27 capsule) cicli di 3 giorni. Molti clienti optano già dalla prima volta per la confezione grande da 27 capsule, in modo da avere il prodotto a portata di mano anche in caso di ritardi nella consegna dovuti all'elevata domanda. In questo modo dopo il primo ciclo viene garantita un’assunzione continuativa.
Gli utilizzatori hanno riferito che gli effetti positivi aumentano ulteriormente con il secondo o il terzo ciclo. Alcuni hanno persino riferito di non avvertire più alcun sintomo di allergia dopo tre cicli.
Le informazioni contenute in questa pagina non costituiscono un parere medico e non devono essere considerate tali. Consultare il medico prima di modificare le cure mediche abituali. Questo prodotto non è destinato a diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna malattia. L'effetto dipende da fattori individuali. Le immagini delle persone colpite sono state ricreate e i loro nomi sono stati cambiati.

Sandro De Rosso è nato a Milano nel 1965 e ha scoperto la sua passione per la scrittura fin da giovane, collaborando a diversi giornali studenteschi. Dopo la carriera accademica, ha partecipato a numerosi seminari e conferenze sul tema della salute, che gli hanno permesso di combinare la sua abilità giornalistica con la sua passione per la medicina. De Rosso ha scritto per diverse riviste mediche e di salute.
Nel 2005, Sandro De Rosso è entrato a far parte della redazione di Consulente della Salute. Grazie alla sua profonda conoscenza del settore sanitario e al suo talento per una comunicazione scientifica precisa e comprensibile, ha fatto rapidamente carriera. Nel 2015 ha assunto la carica di caporedattore.
Sotto la guida di De Rosso, Consulente della Salute pubblica un'ampia gamma di articoli e rapporti rivolti sia ai professionisti del settore medico sia ai profani interessati. Il suo obiettivo è presentare argomenti medici complessi in modo comprensibile e allo stesso tempo condividere le ultime ricerche. Sandro De Rosso è noto per la sua meticolosa ricerca e il suo impegno per un giornalismo di alta qualità.
Le informazioni contenute in questa pagina non costituiscono un parere medico e non devono essere considerate tali. Consultare il medico prima di modificare le cure mediche abituali. Questo prodotto non è destinato a diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna malattia. L'effetto dipende da fattori individuali. Le immagini delle persone colpite sono state ricreate e i loro nomi sono stati cambiati.

