Prurito o bruciore costante nella zona intima, secrezione vaginale e talvolta odore sgradevole. L'infezione da batteri o funghi nocivi nella zona vaginale è dolorosa e molto sgradevole per le donne affette, soprattutto se si presenta regolarmente. Inoltre, molte persone che ne soffrono hanno difficoltà a parlare apertamente di questi problemi, motivo per cui spesso rinunciano a rivolgersi al medico.
Tuttavia, per poter curare i sintomi è fondamentale determinare l'agente patogeno, in quanto potrebbe trattarsi di un'infezione fungina (candidosi vaginale), di un'infezione con il batterio Gardnerella vaginalis e batteri correlati (vaginosi) oppure di un'infezione con batteri come Escherichia coli o streptococchi B (vaginite aerobica).
Per molto tempo, però i medici non hanno scoperto un trattamento efficace contro gli agenti patogeni. Di conseguenza, milioni di donne in Italia hanno dovuto rassegnarsi al fatto che i loro sintomi, a prescindere se fossero causati da infezioni batteriche o fungine, continuassero a ripresentarsi. Il tasso di ricaduta era fino al 75%. Veramente una triste realtà!
Alcuni ricercatori tedeschi sono ora riusciti a fare una scoperta rivoluzionaria che potrebbe avere un impatto duraturo sulla vita di coloro che ne sono affetti: sono riusciti a identificare la vera causa alla base della continua colonizzazione dei batteri e funghi nocivi. Basandosi su questa scoperta hanno ora elaborato un approccio completamente nuovo che potrebbe dare nuove speranze a milioni di donne affette da questa patologia. In questo articolo lo analizziamo attentamente. Inoltre, vi spieghiamo a cosa dovete fare attenzione e quali sono le conseguenze di questa idea rivoluzionaria per la vostra salute.
Innanzitutto, candidosi, vaginosi e vaginiti: cosa implicano questi sintomi e qual è causa?
Prurito o bruciore ricorrente nella zona genitale, perdite e talvolta odore sgradevole sono spesso causati da una delle tre patologie seguenti, scatenate da diversi agenti patogeni e molto comuni in Italia:
Candidosi
La candidosi è un'infezione fungina della zona vaginale. Di solito è causata da funghi del genere Candida, più comunemente Candida albicans (80-90% dei casi). I funghi colonizzano le cellule epiteliali vaginali e causano sintomi come un cambiamento nel fluido vaginale in giallo-bianco oltre a prurito e rossore della vagina. Questa condizione viene trattata con farmaci antimicotici.
Circa 3 donne su 4 sono affette da questa condizione almeno una volta nella vita. Tuttavia, l'8-10%, cioè circa 2 milioni di donne in Italia, soffre di candidosi ricorrente e con almeno quattro episodi di infezione all'anno, ciò che influenza inevitabilmente la qualità della loro vita.
Vaginosi batterica
La vaginosi batterica è dovuta alla colonizzazione da parte di batteri nocivi delle cellule epiteliali vaginali. Nel 95% dei casi si tratta di Gardnerella vaginalis. Le pazienti di solito soffrono di secrezione vaginale omogenea di colore grigio-bianco (fluoro), che può risultare sempre più schiumosa o fluida.
Il fluoro ha un odore sgradevole, solitamente di pesce, causato dalla formazione dalle ammine (derivati dell'ammoniaca). Nella zona vaginale esterna possono verificarsi prurito e irritazione della pelle. Occasionalmente si avverte anche dolore durante i rapporti sessuali o durante la minzione.
Fino a una donna su quattro ne è affetta. L'aspetto particolarmente allarmante è che nel 60-70% dei casi si verificano ulteriori episodi di infezione dopo la prima infezione. La vaginosi batterica viene trattata con gli antibiotici.
Vaginite aerobica
La vaginite aerobica è un'infiammazione batterica della vagina. Tuttavia, a differenza della vaginosi, è causata da batteri aerobi, ovvero, batteri che hanno bisogno di ossigeno per vivere (come l'Escherichia coli o gli streptococchi B). La vaginite aerobica è caratterizzata da dolore intenso, rossore a chiazze della pelle vaginale (eritema) e secrezione vaginale di colore giallo-verde.
La malattia si manifesta soprattutto dopo la menopausa e, anche in questo caso, il tasso di episodi di recidiva è allarmante: quasi il 75%. Come nel caso della vaginosi, per il trattamento acuto si ricorre agli antibiotici.
Perché la candidosi, la vaginosi o la vaginite aerobica colpiscono così tante donne?
Perché milioni di donne sono affette ricorrentemente da questi sintomi mentre altre sembrano non soffrirne mai? Per poterlo spiegare, bisogna innanzitutto indagare su come l'organismo possa effettivamente proteggersi dai possibili fattori scatenanti della candidosi, della vaginosi e delle vaginiti. Proprio a tal proposito entrano in gioco i risultati delle ultime ricerche che hanno rilevato la presenza di un meccanismo di difesa contro tutte e tre le infezioni proprio dell'organismo.
Il segreto sembra risiedere nel microbiota vaginale, ovvero la comunità naturale di batteri benefici che si trova in una vagina sana. Quello che molte persone non sanno è che, anche se il termine microbiota è spesso associato al complesso di batteri presenti nell'intestino, esistono batteri benefici anche in molti altri luoghi del nostro corpo che svolgono un ruolo cruciale per il nostro benessere. Ne sono un esempio la pelle, le mucose e la zona intima.
Come l'intestino, il microbiota vaginale sano è costituito da diversi ceppi batterici che colonizzano le cellule epiteliali vaginali (cioè, la pelle). Questi batteri sono stati oggetto di intense ricerche negli ultimi anni.
Utilizzando metodi innovativi come il sequenziamento del gene 16S rRNA, i ricercatori hanno analizzato i microbioti vaginali di migliaia di donne. Hanno scoperto che ogni microbiota vaginale è unico proprio come un'impronta digitale. Mentre alcune specie batteriche si trovano nel microbiota vaginale della maggior parte delle donne, altre si trovano in meno dell'uno per cento dei campioni esaminati!
Quando diversi gruppi di ricerca in tutto il mondo hanno approfondito il collegamento tra il microbiota vaginale e disturbi quali candidosi, vaginosi o vaginite aerobica, sono giunti a risultati sorprendenti. Mentre il microbiota vaginale delle donne sane è di solito costituito prevalentemente da lattobacilli (cioè batteri lattici), in particolare dei generi Lactobacillus crispatus, Lactobacillus gasseri o Lactobacillus jensenii, il microbiota delle donne affette da candidosi, vaginosi o vaginite anaerobica presenta spesso una composizione completamente diversa.
Un gruppo di ricerca guidato da David N. Fredericks dell'Università di Washington/Seattle (USA) ha scoperto che oltre l'83% del microbiota delle donne che non soffrono di vaginosi è costituito da lattobacilli. Al contrario, nelle donne affette da vaginosi il microbiota è in gran parte costituito da Gardnerella vaginalis e i lattobacilli sono, quindi, in minoranza. Lo stesso vale per la vaginite aerobica, ad eccezione dei batteri aerobici come gli streptococchi che sostituiscono i lattobacilli.
Tuttavia, il microbiota vaginale è significativamente alterato anche nella candidosi vaginale: un team di ricerca guidato da Emily McKloud e Christopher Delaney dell'Università di Glasgow è riuscito a dimostrare che la percentuale dei lattobacilli importanti nelle pazienti con candidosi vaginale è inferiore di quasi il 40% rispetto al gruppo di confronto!

La comunità scientifica era pervasa da grande entusiasmo: il microbiota vaginale sembra svolgere un ruolo cruciale nella prevenzione di un'ampia gamma di infezioni vaginali, come vaginosi, vaginite aerobica e candidosi. Tuttavia, al fine di sviluppare nuovi approcci efficaci è stato necessario individuare il modo in cui i lattobacilli benefici contrastano l'invasione di batteri nocivi come la Gardnerella vaginalis, gli streptococchi o i funghi (ad esempio, la Candida albicans).
Ricercatori da tutti i continenti si sono messi al lavoro per approfondire questo collegamento. Negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi che dimostrano che vari ceppi specifici di lattobacilli sopprimono i batteri e i funghi nocivi attraverso diversi meccanismi.
Come il microbiota vaginale può prevenire lo sviluppo di vaginosi, vaginiti aerobiche e candidosi
Un team guidato da Marnie L. Peterson dell'Università del Minnesota (USA) è stato l’artefice di un'importante svolta nella ricerca su come il microbiota vaginale possa prevenire lo sviluppo di disturbi di origine batterica come la vaginosi o la vaginite.
La loro idea: nella flora vaginale delle donne sane prevale un ambiente acido, poiché i lattobacilli predominanti producono molto acido lattico come parte del loro metabolismo del glicogeno (valore di pH di 3,8-4,5). Tuttavia, molti batteri nocivi non possono sopravvivere in questo ambiente. I ricercatori hanno ipotizzato che ciò valga anche per l'agente patogeno che causa la vaginosi, la Gardnerella vaginalis.
Per verificare la loro ipotesi, i ricercatori hanno esposto la Gardnerella vaginalis a due ambienti diversi: uno molto acido e uno con un pH neutro di 5,5. Il risultato degli esperimenti ha dimostrato che l'agente patogeno non era in grado di crescere in un ambiente acido, come quello prodotto dai lattobacilli, ma era in grado di crescere in un ambiente con un valore di pH neutro.
Hanno così potuto dimostrare che l'ambiente acido creato dai lattobacilli nella vagina sana è fondamentale per la prevenzione della vaginosi.
Un team della Washington University di St. Louis (USA) è riuscito a dimostrare la stessa cosa anche per il fungo nocivo Candida albicans, l'agente patogeno più comune della candidosi: anche se un ambiente acido, come quello prodotto dai lattobacilli, non uccide il fungo, è stato in grado di limitarne significativamente la crescita.
Inoltre, come ha potuto dimostrare la ricercatrice italiana Irene Vacca, il fungo deve trasformarsi in un ambiente acido (la chitina e il β-glucano vengono esposti maggiormente). Questo a sua volta aiuta il sistema immunitario a riconoscere e combattere l'invasore.
Un altro meccanismo con cui i ceppi di lattobacilli contrastano un'infezione batterica come la vaginosi è stato scoperto grazie anche al lavoro del gruppo di ricerca di Caroline Mitchell a Boston (USA).
Un microbiota vaginale sano ed equilibrato è uno dei più importanti meccanismi di difesa contro diverse malattie infettive.

Mitchell e il suo team sono riusciti a dimostrare che i batteri benefici producono perossido di idrogeno che inibisce o addirittura arresta la crescita di molti batteri patogeni come la Gardnerella vaginiensis. Altri ricercatori avevano già scoperto questo fenomeno in riferimento ai batteri che causano la vaginite aerobica.
La ragione della produzione di perossido di idrogeno risiede nel tipo di batteri. I lattobacilli sono batteri cosiddetti anaerobi, cioè non hanno bisogno di ossigeno per vivere, ma al contrario, questo potrebbe risultare essere dannoso per loro. Ciò che è interessante osservare è che i ceppi di lattobacilli utilizzano l'ossigeno per formare perossido di idrogeno (chimicamente H2O2) attraverso gli enzimi.
Poiché il perossido di idrogeno impedisce la crescita dei batteri nocivi, i lattobacilli sfruttano questo processo del tutto naturale per creare un ulteriore meccanismo di protezione contro vaginosi e vaginiti. Tra l'altro, la produzione di perossido di idrogeno è notevole nei ceppi della famiglia Lactobacillus crispatus come ha potuto dimostrare uno studio separato di Pirje Hütt ed Eleni Lapp dell'Università di Tartu (Estonia).
I batteri che producono perossido di idrogeno sono utili anche per il trattamento della candidosi. Dopo aver colonizzato la vagina, il fungo nocivo Candida albicans produce un biofilm che lo protegge dalle minacce. Come hanno dimostrato Yijun Li e Jingyun Du della Fujian University in Cina, il perossido di idrogeno danneggia questo scudo protettivo in modo che sia i trattamenti che i meccanismi di difesa messi in atto dall'organismo possano attaccarlo meglio e quindi combattere la candidosi.
Un terzo aspetto del motivo per cui una flora vaginale intatta, composta principalmente da batteri lattici benefici, può prevenire la vaginosi, la vaginite aerobica e la candidosi, è stato dimostrato da ricercatori internazionali, tra cui specialisti tedeschi del Leibnitz-HKI di Jena e dell'Università di Colonia:
i lattobacilli hanno un forte potere adesivo, il che significa che aderiscono molto fortemente alle cellule epiteliali vaginali. Essi formano, quindi, un fitto tappeto batterico quasi impossibile da penetrare per i batteri nocivi, a patto che dominino il microbiota vaginale in misura sufficiente. Il numero di lattobacilli può raggiungere i 10 miliardi di batteri per millilitro di secrezione vaginale. In questo modo, sottraggono l'habitat a batteri nocivi come la Gardnerella vaginalis o gli streptococchi B così come ai funghi come la Candida albicans, impedendone la colonizzazione.
Ecco perché la terapia antibiotica aiuta a breve termine ma può favorire lo sviluppo di infezioni croniche a lungo termine
Poiché la vaginosi o la vaginite aerobica sono spesso molto fastidiose e dolorose, i medici si trovano spesso costretti a prescrivere antibiotici. A breve termine, questi sono anche molto efficaci perché di solito riescono a eliminare la causa scatenante, ovvero i batteri nocivi.
Il problema è che gli antibiotici non uccidono solo i batteri nocivi come la Gardinerella vaginalis o gli streptococchi B, bensì anche i batteri buoni come i Lattobacilli della flora vaginale. Il risultato: si effettua un taglio netto del complesso batterico, che indebolisce in modo significativo la resistenza del microbiota vaginale ai nuovi batteri e rende più facile la loro colonizzazione e l'insorgere di una nuova infezione.
Non sorprende quindi che, come accennato all'inizio, abbiamo a che fare con un'alta percentuale di malattie ricorrenti. Poiché l'approccio terapeutico più importante, gli antibiotici, può in realtà aumentare il rischio di recidiva nel caso di un'infezione batterica, molti ricercatori si sono chiesti come utilizzare al meglio le scoperte negli ultimi anni sull'importanza del microbiota nelle vaginosi, nelle vaginiti aerobiche e nelle candidosi.
Un approccio rivoluzionario: la tutela olistica del microbiota vaginale
In base a ciò, gli scienziati tedeschi stanno ora ricercando una soluzione a lungo termine alle suddette infezioni ricorrenti. Sono stati individuati tre fattori importanti indispensabili per un rimedio efficace:
Sostegno mirato della diversità del microbiota vaginale con i ceppi di Lattobacilli più efficaci
Ogni ceppo di lattobacilli ha caratteristiche diverse. Come già detto, i ceppi della famiglia crispatus sono particolarmente efficienti nel produrre il perossido di idrogeno mentre altri ceppi (ad esempio la famiglia gasseri) sono particolarmente efficaci nel creare l'ambiente acido di cui una vagina sana ha bisogno per combattere i batteri o i funghi nocivi.
I ricercatori hanno anche scoperto che altri ceppi, come quelli delle famiglie Lactobacillus plantarum e delbruecki, i quali non sono così fortemente rappresentati nel microbiota vaginale, sono efficaci nel contrastare le infezioni vaginali, i batteri e i funghi. L'obiettivo dei ricercatori era quello di unire i migliori ceppi delle rispettive famiglie, al fine di combinare i punti di forza particolari dei singoli ceppi nella loro diversità.
Un numero eccezionalmente elevato di ceppi di Lattobacilli al fine di eliminare il terreno fertile per i batteri nocivi
I batteri e i funghi nocivi hanno bisogno di spazio per la colonizzazione. I lattobacilli possono contrastare in modo specifico questo fenomeno, occupando lo spazio sulle cellule epiteliali. Per ottenere questo risultato, i batteri benefici devono essere presenti in alte concentrazioni. In un microbiota vaginale sano, le secrezioni vaginali contengono circa 50 miliardi di batteri al giorno. Pertanto, è necessario che un determinato prodotto ne fornisca una percentuale significativa.
Rafforzamento della mucosa vaginale
La mucosa vaginale funge da habitat per i lattobacilli benefici ed è di grande importanza per una buona flora vaginale. Al contrario, i batteri nocivi possono stabilirsi meglio in una mucosa vaginale danneggiata. I ricercatori hanno, quindi, voluto aggiungere micronutrienti che rafforzassero in modo specifico la struttura e la funzione della mucosa vaginale, favorendo così la colonizzazione dei batteri benefici.
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Kijimea FloraCare per un supporto ottimale del microbiota vaginale

I ricercatori dell'azienda SYNformulas di Monaco di Baviera, da anni impegnati nella ricerca sul microbiota e i cui risultati sono già stati pubblicati sulla rivista di fama mondiale "The Lancet", hanno sviluppato un nuovo prodotto basato sui seguenti tre fattori.
Kijimea FloraCare replica il microbiota vaginale naturale in tutta la sua diversità mediante 33 ceppi di lattobacilli, ritenuti particolarmente efficaci dai ricercatori. Inoltre, questi ceppi comprendono anche diversi ceppi delle famiglie Lactobacillus crispatus e Lactobacillus gasseri, i quali svolgono un ruolo fondamentale in un microbiota vaginale sano nonché altri ceppi specificamente selezionati tra l'altro delle famiglie Lactobacillus plantarum e Lactobacillus delbrueckii.
Di seguito i 33 ceppi contenuti in Kijimea FloraCare:
L. crispatus SG18, L. crispatus QL33, L. crispatus ID63, L. fermentum LB91, L. fermentum LR28, L. gasseri RG19, L. gasseri SW5, L. reuteri OS31, L. rhamnosus ZR54, L. rhamnosus AC94, L. rhamnosus IX51, L. rhamnosus HM83, L. rhamnosus BP73, L. rhamnosus VN76, L. acidophilus FY47, L. acidophilus MK24, L. brevis VF63, L. delbrueckii ssp. bulgaricus ZDS17, L. casei JC65, L. helveticus LM56, L. johnsonii BI99, L. delbrueckii ssp. lactis UMF46, L. paracasei NC701, L. paracasei DZ13, L. paracasei CQ16, L. paracasei WO9, L. plantarum XG46, L. plantarum KU86, L. plantarum JT63, L. plantarum EV38, L. plantarum YCA16, L. sakei FQ41, L. salivarius PL301
Kijimea FloraCare contiene un dosaggio straordinariamente elevato: contiene 10 miliardi di microcolture per capsula, che corrispondono a non meno di un quinto dei batteri contenuti nelle secrezioni vaginali di una donna sana prodotte in un giorno.
Kijimea FloraCare contiene, inoltre, altri preziosi micronutrienti come le vitamine B3, B7 e B2, che contribuiscono al mantenimento di membrane mucose normali (ad esempio la mucosa vaginale), anch'esse in dosi elevate. Una sola capsula copre il fabbisogno giornaliero di tali nutrienti di una donna adulta, i quali contribuiscono a creare un ambiente ottimale per i Lattobacilli, sostenendo la mucosa vaginale.
Come si assume Kijimea FloraCare?
Oltre a soddisfare i principi scientifici, per i ricercatori era importante che la modalità di assunzione del prodotto fosse semplice, in modo da poter essere facilmente integrato nella vita quotidiana. Hanno quindi optato per le capsule, grazie alle quali i batteri raggiungono la loro destinazione attraverso il collegamento dell'organismo tra il tratto digestivo e il microbiota vaginale. In questo modo si evita lo sgradevole inserimento regolare di supposte vaginali o l'applicazione di creme nella vita quotidiana.
Come ordinare Kijimea FloraCare
Kijimea FloraCare non è disponibile ovunque a causa dell'elevata domanda. Tuttavia, negli ultimi tempi il prodotto è quasi sempre disponibile direttamente dal produttore su Kijimea.it. Nello shop online di Kijimea i clienti beneficiano anche di una garanzia di rimborso: il produttore è talmente convinto della qualità dei suoi prodotti che rimborserà il prezzo di acquisto entro i primi 30 giorni ai clienti che, contrariamente alle aspettative, non sono soddisfatti. Solo la confezione aperta deve essere restituita.
Il prodotto può essere acquistato anche presso le farmacie online e locali sebbene possano verificarsi delle carenze nella disponibilità.
Buono a sapersi: tutti i prodotti Kijimea sono fabbricati in Germania senza l'uso di ingegneria genetica e sono cruelty-free. Sia il processo di produzione che le attrezzature utilizzate sono certificati GMP in conformità con i rigorosi standard farmaceutici. Inoltre, ogni lotto viene testato in un laboratorio indipendente prima di essere messo in vendita.
Perché la maggior parte delle persone ordina la confezione grande
Kijimea FloraCare è disponibile in confezioni da 28, 56 e 84 capsule. Tuttavia, a causa dei frequenti ritardi nella consegna dovuti all'elevata domanda, la maggior parte delle donne ordina subito la confezione grande. In questo modo si assicurano di avere Kijimea FloraCare a casa per i primi 3 mesi.
Inoltre, bisogna considerare quanto segue: le capsule raggiungono il loro pieno potenziale solo se assunti quotidianamente per un periodo di tempo più lungo (gli esperti consigliano almeno 2-3 mesi). Anche da questo punto di vista, la confezione da 84 capsule offerta dal produttore ci sembra una scelta ragionevole.
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Sandro De Rosso è nato a Milano nel 1965 e ha scoperto la sua passione per la scrittura fin da giovane, collaborando a diversi giornali studenteschi. Dopo la carriera accademica, ha partecipato a numerosi seminari e conferenze sul tema della salute, che gli hanno permesso di combinare la sua abilità giornalistica con la sua passione per la medicina. De Rosso ha scritto per diverse riviste mediche e di salute.
Nel 2005, Sandro De Rosso è entrato a far parte della redazione di Consulente della Salute. Grazie alla sua profonda conoscenza del settore sanitario e al suo talento per una comunicazione scientifica precisa e comprensibile, ha fatto rapidamente carriera. Nel 2015 ha assunto la carica di caporedattore.
Sotto la guida di De Rosso, Consulente della Salute pubblica un'ampia gamma di articoli e rapporti rivolti sia ai professionisti del settore medico sia ai profani interessati. Il suo obiettivo è presentare argomenti medici complessi in modo comprensibile e allo stesso tempo condividere le ultime ricerche. Sandro De Rosso è noto per la sua meticolosa ricerca e il suo impegno per un giornalismo di alta qualità.
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