Appena la stagione dei raffreddori volge al termine, sempre più italiani si preparano senza sosta a combattere un altro nemico invisibile: il polline. In Italia, milioni di persone soffrono di prurito agli occhi, naso chiuso, attacchi di starnuti, stati di affaticamento e, in alcuni casi, persino di sintomi asmatici. Il numero è inoltre in costante aumento!

Sintesi

  • Gli scienziati di tutto il mondo concordano sul fatto che la composizione dei batteri presenti nell’intestino influisce sullo sviluppo delle allergie.
  • Molte persone integrano i batteri intestinali con i cosiddetti probiotici.
  • Kijimea Hypo è il vincitore del test comparativo tra prodotti leader del mercato.

Oltre agli antistaminici e ai trattamenti specifici per i sintomi, come spray nasali o colliri, un numero crescente di persone affette da allergie cerca soluzioni alternative. Tra queste, si fa strada un approccio che individua l’origine delle allergie in un luogo sorprendente: l’intestino!

Per comprendere questo legame inaspettato, è necessario analizzare più da vicino i processi che avvengono nel nostro corpo quando si prepara a combattere pollini e graminacee. In poche parole, un’allergia è una reazione eccessiva del sistema immunitario. Questo interpreta erroneamente sostanze innocue, come i minuscoli pollini, come potenziali minacce e attiva il meccanismo di

difesa. La reazione immediata è intensa: il sistema immunitario rilascia una sostanza naturale chiamata istamina, che causa i tipici sintomi allergici. Ma sorge spontanea una domanda: che ruolo gioca l’intestino in tutto questo?

L’intestino è responsabile delle allergie? Ecco cosa dice la scienza

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo fare un salto indietro di oltre 30 anni. All’epoca, ci si era già resi conto con preoccupazione che il numero di persone allergiche nella popolazione generale era in costante aumento. Grande scalpore suscitò quindi la teoria presentata nel 1989 da un professore inglese di nome David Strachan, non da ultimo per la sua idea di base, che appariva paradossale.
Secondo Strachan, le migliori condizioni igieniche sarebbero la causa dell’aumento del numero di allergici. I bambini, entrando sempre meno in contatto con germi e affrontando un numero inferiore di infezioni, sviluppano un sistema immunitario che reagisce con allergie. In sintesi: i bambini di oggi sono troppo sani e, di conseguenza, diventano soggetti allergici.
La risposta alla domanda su come limitare le allergie potrebbe quindi essere "più malattie"? Ci troviamo quindi costretti scegliere tra il male minore?

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Nella ricerca di risposte, numerosi studi successivi hanno esaminato il legame tra esposizione ai batteri e sviluppo di allergie. I risultati iniziali sembravano confermare l'ipotesi igienica di Strachan.

È stato riscontrato che i bambini nati con parto cesareo hanno un rischio cinque volte maggiore di sviluppare allergie rispetto ai bambini nati naturalmente. Anche in questo caso, la spiegazione è legata ai batteri: durante un parto naturale, il neonato entra in contatto con diversi batteri presenti nel canale del parto. Al contrario, nel caso di un cesareo, il bambino passa da un utero "sterile" a una sala parto anch'essa più o meno priva di germi, senza alcun contatto con batteri.

Un risultato simile è emerso dallo studio GABRIEL, condotto a livello europeo. Questo ha dimostrato che i bambini cresciuti in fattoria, naturalmente esposti più spesso a una varietà di batteri, soffrono molto meno di febbre da fieno rispetto ai bambini che vivono in città.

Strachan è dunque riuscito tramite la sua teoria a decifrare la causa delle allergie?

Non è sempre evidente a prima vista: la disbiosi può anche essere alla base di sintomi come spossatezza.

Il microbiota intestinale: un delicato equilibrio con conseguenze di vasta portata

La risposta è: "Sì e no". Anche se l’idea di Strachan ha posto una base importante per ulteriori studi, le cause precise sono state scoperte solo negli anni successivi. Tra queste, emerge il ruolo fondamentale giocato dal microbiota intestinale.
Con il termine microbiota intestinale si intende l'insieme dei microrganismi vivi (principalmente batteri) presenti nell'intestino. Questi formano un ecosistema complesso, paragonabile a una foresta pluviale tropicale, che prospera solo quando tutti gli organismi al suo interno convivono in armonia.
Se una specie vegetale prende il sopravvento, può alterare l'intero equilibrio dell’ecosistema.

Questo principio si applica anche al microbiota intestinale, che secondo le ricerche più recenti è costituito da fino a 100 trilioni di batteri!
Questi batteri si suddividono in diversi ceppi, ognuno con caratteristiche e funzioni specifiche, proprio come le diverse specie vegetali nell'esempio sopra.
Fattori esterni sfavorevoli, come una dieta poco varia, lo stress o l’assunzione di determinati farmaci, possono causare uno squilibrio: alcuni ceppi batterici possono proliferare eccessivamente, altri essere soppressi, oppure il numero totale di batteri intestinali può diminuire.

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l disequilibrio che ne deriva è noto in termini scientifici come disbiosi.

Secondo gli studi, una condizione di disbiosi è collegata a sintomi come stanchezza, sovrappeso e un sistema immunitario indebolito. Potrebbe quindi essere questa la causa delle allergie?
È possibile che la minore incidenza di allergie sui bambini nati con parto naturale o cresciuti in ambiente rurale potrebbe essere legata a un migliore sviluppo del loro microbiota intestinale, favorito dal contatto con una maggiore varietà di batteri?

Microbiota intestinale e allergie: le nuove scoperte scientifiche rappresentano una svolta.

Per rispondere a questa domanda, allergologi e pazienti hanno dovuto attendere ulteriormente. Un primo passo importante è stato compiuto dagli scienziati con il lancio dell'American Gut Project nel 2012: i progressi tecnologici avevano semplificato e reso più accessibile la sequenziazione completa del genoma, consentendo per la prima volta di raccogliere ed elaborare una grande quantità di dati sul microbiota intestinale.

I risultati hanno mostrato che il microbiota delle persone allergiche era significativamente diverso da quello delle persone non allergiche: non solo conteneva un numero inferiore di batteri, ma presentava anche una diversità ridotta. Questo ha permesso di colmare la lacuna nella teoria di Strachan, dimostrando che esisteva effettivamente una connessione tra microbiota e allergie. Risolta la questione del "se", la scienza ha iniziato a concentrarsi sul "come".

Nel 2020, un ricercatore giapponese di nome Shimon Sakaguchi ha compiuto una scoperta rivoluzionaria: ha individuato le cosiddette cellule T regolatorie. Queste cellule svolgono un ruolo cruciale nell'assicurare che il sistema immunitario reagisca in modo appropriato a determinati stimoli. In altre parole, sono responsabili del fatto che il sistema immunitario risponda diversamente a una vera minaccia, come un virus, rispetto a un irritante innocuo, come il polline.

E cosa c’entra il microbiota intestinale? Queste cellule T regolatorie vengono generate nell’intestino, a condizione che il microbiota intestinale sia equilibrato e funzioni correttamente. Quando invece si verifica una disbiosi, questa altera negativamente la produzione di cellule T regolatorie, favorendo così reazioni allergiche.

Per verificare questa ipotesi, gli scienziati hanno condotto un esperimento sui topi: un gruppo di topi "sterili" (cresciuti senza contatto con batteri) ha ricevuto il microbiota di persone allergiche. Il risultato? Anche questi topi hanno mostrato segni di allergie. Ancora più sorprendente è stata l’inversione dell’esperimento: trasferendo a questi topi il microbiota di topi non allergici, i sintomi allergici sono scomparsi. Questo ha dimostrato chiaramente il legame tra microbiota intestinale e allergie!

Grazie a queste scoperte rivoluzionarie, ora emerge una nuova domanda: come possiamo utilizzare questi risultati per aiutare i soggetti allergici? È possibile trasferire loro il microbiota di individui non allergici? E come avviene il trasferimento del microbiota?

Trapianto fecale: una soluzione per le allergie?

Trasferire il microbiota da una persona all’altra è tecnicamente possibile e, sorprendentemente, è una pratica che risale a oltre 1000 anni fa. Già nella Cina del IV secolo, i medici somministravano il microbiota di persone sane ai pazienti, tramite l’assunzione orale di feci umane!

Anche se nel corso dei secoli questa procedura è stata affinata, oggi il trapianto fecale avviene attraverso una sonda direttamente nell’intestino tenue o tramite l’assunzione di capsule, resta comunque un trattamento tutt’altro che piacevole. Inoltre, è una terapia costosa e presenta diversi rischi per la salute, motivo per cui è riservata solo a casi eccezionali.

Ma cosa succederebbe se ci fosse un’alternativa per aiutare chi soffre di allergie a riequilibrare il proprio microbiota, evitando l’uso di feci umane, sonde, rischi e costi eccessivi?

Probiotici: un’alternativa al trapianto fecale?
È esattamente questa la strada intrapresa dai cosiddetti probiotici, preparati contenenti batteri vivi di microrganismi che colonizzano l’intestino e mirano a correggere una disbiosi. Questi prodotti, disponibili in capsule o polveri, stanno vivendo un vero e proprio boom sui social media, accompagnati da pubblicità accattivanti, promesse ambiziose e offerte promozionali imperdibili.

Districarsi tra i numerosi prodotti disponibili senza una conoscenza specifica è praticamente impossibile, e spesso le aspettative rimangono deluse. Per questo motivo, la nostra redazione, insieme a esperti del settore, ha analizzato cinque dei prodotti più diffusi, valutandoli secondo criteri scientifici oggettivi.

Caratteristica 1: il numero di ceppi batterici contenuti

Un buon prodotto a base di batteri cerca di avvicinarsi il più possibile alla composizione di un microbiota intestinale umano sano e bilanciato.

Tuttavia, l'intestino umano non ospita solo da 3 a 10 ceppi batterici diversi, bensì molti di più. Di conseguenza, dovrebbero essere contenuti almeno 40 ceppi diversi.

Caratteristica 2: il dosaggio delle unità formanti colonie

Sebbene cifre come 2, 4 o 10 miliardi di UFC sembrino inizialmente molto impressionanti, le ricerche attuali dimostrano che un intestino sano contiene da 10 a 100 miliardi di batteri.

I preparati con un dosaggio troppo basso non sono quindi sufficienti ad apportare un effettivo cambiamento. Al fine di poter imitare un trapianto fecale, dovrebbe essere rifornito di circa 500 miliardi di batteri in breve tempo (circa 3 giorni).

Caratteristica 3: transparenza

Chiunque spenda il proprio denaro, guadagnato con fatica, dovrebbe sapere che cosa ottiene in cambio. Per questo motivo è particolarmente irritante che molti probiotici non presentino informazioni importanti o lo facciano in modo fuorviante. Tra queste, ad esempio, la specificità dei singoli ceppi batterici, la quale è determinante per il loro effetto. Purtroppo, però, solo pochissimi produttori si prendono la briga di fornire ai clienti informazioni precise sui ceppi contenuti.

Un altro punto: come già spiegato nel criterio 2, il dosaggio dei ceppi batterici è decisivo nel determinare la qualità del prodotto. Molti produttori cercano quindi di esagerare il dosaggio dei loro prodotti, non indicando il dosaggio per capsula, ma quello di una dose massima giornaliera (non sempre raccomandata).

Caratteristica 4: l’evidenza scientifica

Le promesse sono facili da fare, ma quali possono essere davvero provate scientificamente? Molte aziende farmaceutiche preferiscono evitare questa domanda, poiché tali studi non solo sono molto costosi da realizzare, ma possono anche portare a un risultato che si preferirebbe non ottenere. Ciò significa che i dati affidabili sui probiotici sono in realtà molto pochi.

Anche in questo caso, ci imbattiamo nella già citata mancanza di informazioni importanti sulla specificità dei ceppi. Infatti, anche batteri strettamente imparentati tra loro possono differire notevolmente nella loro modalità d'azione. Senza conoscere il ceppo esatto, non è quindi possibile trarre conclusioni sulle specifiche proprietà di un determinato batterio.

Caratteristica 5: la resistenza della confezione

I batteri vengono messi in una sorta di ibernazione durante la produzione mediante liofilizzazione. Quando entrano in contatto con l'umidità, si "risvegliano".

Se sono disponibili fonti di cibo adeguate, come nel caso dell'intestino, i batteri prosperano.

Il problema è che molte forme di confezionamento non proteggono adeguatamente i preparati dall'umidità. Ad esempio, se le capsule non sono confezionate singolarmente ma insieme in un contenitore di plastica o in un barattolo, i prodotti entrano in contatto con l'aria o l'umidità ogni volta che vengono aperti.

Il risultato è che i batteri possono risvegliarsi troppo presto, ma poi non trovano cibo nella capsula e muoiono di fame.

Nel caso delle confezioni in plastica, il problema è aggravato dal fatto che il materiale non sigilla completamente l'umidità. Piccole quantità di umidità possono passare attraverso la confezione. In questi casi, non è raro che tutti i batteri contenuti nella capsula siano già morti quando questa viene ingerita.

I blister in alluminio, in cui ogni capsula è inserita singolarmente in una camera di alluminio ed è quindi protetta in modo ottimale, sono considerati il gold standard del packaging.

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Le confezioni in alluminio proteggono i batteri nelle capsule dall’umidità in modo ottimale.

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Il vincitore del test

Kijimea Hypo

95/100
Acquista Kijimea Hypo online
Platz1

Kijimea Hypo

It Kijimea Hypo 27 F
Valutazione complessiva
95
Numero di ceppi
100
Dosaggio
100
Transparen
100
Evidenza scientifica
75
Confezione
100

Vantaggi

Il produttore è noto negli ambienti medici per le sue ricerche e innovazioni.

I clienti beneficiano di una garanzia di rimborso sullo shop online del produttore.

Il prodotto è privo di glutine, fruttosio e lattosio e non contiene additivi, conservanti, aromi e dolcificanti.

Svantaggi

Non sempre disponibile a causa dell'elevata domanda.

Kijimea Hypo è stato sviluppato dall'azienda tedesca Synformulas, ben affermata nella ricerca batteriologica. Grazie alle proprie ricerche scientifiche, pubblicate anche sulla rivista specializzata di fama mondiale "The Lancet", questa azienda gode di una grande reputazione negli ambienti medici.

Ciò è evidente anche osservando più da vicino il prodotto: con 53 ceppi batterici, KijimeaHypo offre un’elevata varietà. Il dosaggio si distingue anche sul nostro campo di prova, in quanto gli utenti assumerebbero quasi 500 miliardi di batteri in un ciclo di 3 giorni!

La trasparenza del produttore è particolarmente lodevole: la specificità del ceppo è indicata per ciascuno dei 53 ceppi contenuti, il che consente una ricerca indipendente. Anche il dosaggio per capsula è riportato in modo chiaro.

Il confezionamento in blister di alluminio soddisfa il gold standard, in quanto protegge in modo ottimale ogni capsula dall'aria e dall'umidità, dalla produzione al consumo. Inoltre, sia il processo di fabbricazione che gli impianti in cui viene prodotto il preparato sono certificati GMP, in conformità ai rigorosi standard farmaceutici.

Abbiamo anche ricevuto una copia anticipata di uno studio in doppio cieco, controllato con placebo, condotto dal produttore presso la Charité di Berlino, che sta per essere pubblicato. In questo studio, ai partecipanti con rinocongiuntivite allergica è stato somministrato il preparato o un placebo e poi hanno trascorso un po' di tempo in una camera pollinica. Nei partecipanti allo studio del gruppo verum è stata osservata una significativa riduzione dei sintomi.

Dopo diversi cicli di assunzione, i sintomi di 2 partecipanti su 3 sono addirittura scomparsi quasi completamente e a lungo termine. Il prodotto riceve una piccola detrazione di punti in questa categoria, poiché lo studio non è ancora disponibile per la consultazione.

Roberta S.

"Soddisfatta del prodotto. Avverto i benefici"

Claudia M.

"Ottimo prodotto, terminato 1 ciclo su 3, gli effetti sono rapidi!"

Luca C.

"Ottimo per un rapido aiuto! Sono elettrizzato! Dopo tre giorni ho notato un miglioramento significativo."

It Kijimea Hypo 27 F

Kijimea Hypo ottiene così un punteggio medio di 95/100 punti ed è, pertanto, il vincitore del nostro test.

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Probivia

Gloryfeel Probivia
Valutazione complessiva
35
Numero di ceppi
50
Dosaggio
50
Transparenza
50
Evidenza scientifica
0
Confezione
25

Vantaggi

Inulina come prebiotico

Vegano, senza glutine e lattosio

Svantaggi

Dosaggio e numero di ceppi molto lontani da quelli del vincitore del test

Nessuna informazione sulla specificità dei ceppi.

A seguito dell'elevata domanda, Probivia di Gloryfeel si colloca al secondo posto nel nostro test, sia nella classifica generale che in termini di numero di ceppi - con un punteggio nettamente inferiore al vincitore del test in entrambe le categorie.

Anche se la varietà è piuttosto apprezzabile, il produttore purtroppo non indica alcuna specificità di ceppo, il che rende impossibile una ricerca approfondita delle basi scientifiche. Il dosaggio è indicato per dose giornaliera (2 capsule).

La confezione in plastica semplice, pur avendo un bel design colorato, non protegge sufficientemente il contenuto dall'aria e dall'umidità che penetrano dopo la prima apertura. In particolare, il fatto che il contenuto sia progettato per avere una durata di assunzione di 3 mesi suscita dubbi nella redazione.

Gloryfeel Probivia

Probivia di Gloryfeel si è piazzato al secondo posto del test, convincendo per il prezzo contenuto, ma a scapito del dosaggio e della confezione. La confezione inadeguata solleva dubbi sulla durata di conservazione e l'inulina contenuta può spesso causare flatulenza.

Vitamaze

Vitamaze Probiotici
Valutazione complessiva
25
Numero di ceppi
25
Dosaggio
25
Transparenza
50
Evidenza scientifica
0
Confezione
25

Vantaggi

Prodotto in Germania

Vegano

Svantaggi

Il contenitore di plastica non offre una protezione adeguata.

Prove scientifiche poco chiare, poiché non viene menzionata la specificità del ceppo.

L'azienda Vitamaze vende diversi integratori alimentari, tra cui il probiotico “Probiotici Flora Intestinale”.

Ogni confezione contiene un quantitativo di capsule pari a un mese. Con 8 miliardi di UFC per capsula e 12 diversi ceppi batterici, questo preparato si colloca a metà del nostro test. Tuttavia, entrambi sono purtroppo al di sotto dei valori raccomandati dai nostri esperti.

Inoltre, il produttore purtroppo non specifica nemmeno in questo caso la specificità dei ceppi, per cui non è possibile verificarne l'evidenza scientifica.

Purtroppo, anche Vitamaze si affida alla confezione di plastica. Anche se si tratta di una confezione per un solo mese, i redattori dubitano che essa protegga in modo ottimale il contenuto.

Vitamaze Probiotici

Il probiotico "Probiotici Flora Intestinale" di Vitamaze contiene 16,2 miliardi di UFC per dose giornaliera e 12 ceppi batterici, un valore che si colloca a metà del test, ma al di sotto dei valori consigliati dai nostri esperti. La confezione in plastica potrebbe non offrire una protezione ottimale, anche se si tratta di una confezione di un solo mese.

Probiotici e Prebiotici

It Balance Probiotici Prebiotici
Valutazione complessiva
20
Numero di ceppi
25
Dosaggio
75
Transparenza
25
Evidenza scientifica
0
Confezione
25

Vantaggi

Prezzo basso

Senza glutine

Svantaggi

Il contenitore di plastica non offre una protezione adeguata.

Le istruzioni per il dosaggio sono incoerenti e generano confusione nel consumatore.

Con un totale di 18 ceppi diversi, il probiotico di Natural Balance si colloca almeno a metà classifica in questa categoria. Il dosaggio è un po' più complesso: il produttore indica una dose giornaliera di 20 miliardi di UFC, che a prima vista sembra interessante. Si dovrebbero assumere due capsule al giorno; come cura per i problemi intestinali, si dovrebbero assumere quattro capsule per una settimana, dopodiché la dose dovrebbe essere ridotta a due capsule al giorno. Tuttavia, se si osserva più da vicino la composizione, ci si rende conto che se si assumono solo due capsule al giorno, questa dose giornaliera contiene solo 10 miliardi di UFC, quindi una capsula contiene solo 5 miliardi di UFC. Inoltre, il produttore non è esattamente trasparente sulla composizione: l'esatta specificità del ceppo dei batteri utilizzati rimane segreta. Di conseguenza, anche in questo caso non è stato possibile verificare alcun background scientifico.

Ancora una volta, la confezione è deludente: a nostro avviso, la semplice confezione di plastica non protegge adeguatamente il contenuto dalla penetrazione dell'umidità, soprattutto se il contenuto deve essere utilizzato per ben 239 giorni dopo la prima apertura. Queste capsule contengono anche inulina come prebiotico.

It Balance Probiotici Prebiotici

Il probiotico di Natural Balance contiene 18 ceppi e una dose giornaliera di 20 miliardi di UFC, anche se l'assunzione raccomandata di 2 capsule al giorno raggiunge solo la metà di questa quantità. Anche la confezione non offre una protezione sufficiente contro l'umidità, il che è problematico visto il lungo periodo di utilizzo, e mancano le vitamine di supporto.

Natural Bay

Natural Bay Probiotico
Valutazione complessiva
15
Numero di ceppi
25
Dosaggio
25
Prezzo
0
Mucosa intestinale
0
Confezione
25

Vantaggi

Contiene inulina come probiotico

Senza glutine, lattosio e zucchero

Svantaggi

Informazioni contraddittorie sul dosaggio

Scarsa varietà di ceppi batterici

Le capsule di Natural Bay pongono un problema di valutazione fin dall'inizio: secondo il sito web del produttore, il prodotto contiene l’eccezionale quantità di 125 miliardi di UFC per grammo - ma se si guarda l'etichetta, la dose giornaliera raccomandata (due capsule) contiene solo 10 miliardi di UFC. La cosa sorprendente è che 2 capsule corrispondono a 1 g. La redazione non è a conoscenza del contesto esatto di questo calcolo, ma non si può certo parlare di comunicazione trasparente con il cliente. Questa impressione è rafforzata dal fatto che non vengono fornite specifiche sul ceppo. È quindi impossibile effettuare ricerche personali.

Inoltre, il numero di ceppi batterici è piuttosto basso (5). La confezione in plastica può quindi confermare solo il quinto e ultimo posto nel nostro test. 

Natural Bay Probiotico

Le capsule di Natural Bay dichiarano 125 miliardi di UFC per grammo, ma la dose giornaliera effettiva contiene solo 10 miliardi di UFC e 5 ceppi batterici, risultando meno competitiva rispetto ad altri prodotti e piazzandosi all'ultimo posto nel test.

Conclusione

Le allergie sono da diversi anni in aumento nel mondo occidentale e un numero crescente di persone deve convivere con sintomi fastidiosi. Le ricerche più recenti hanno evidenziato una connessione tra un microbiota intestinale alterato e l'insorgenza di allergie.

I probiotici possono rappresentare in molti casi un’integrazione utile. Tuttavia, un'analisi più approfondita rivela enormi differenze qualitative tra i prodotti disponibili sul mercato.

Per questo motivo, è fondamentale informarsi accuratamente prima di procedere all'acquisto.

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Kijimea Hypo

Valutazione complessiva: 95/100
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It Kijimea Hypo 27 FPlatz1

Fonti scientifiche

Strachan, D P. “Hay fever, hygiene, and household size.” BMJ (Clinical research ed.) vol. 299,6710 (1989): 1259-60. doi:10.1136/bmj.299.6710.1259

Huang, Jinli et al. “Effect of Probiotics on Respiratory Tract Allergic Disease and Gut Microbiota.” Frontiers in nutrition vol. 9 821900. 22 Feb. 2022, doi:10.3389/fnut.2022.821900

Hua, X., Goedert, J. J., Pu, A., Yu, G., & Shi, J. (2015). Allergy associations with the adult fecal microbiota: Analysis of the American Gut Project. EBioMedicine, 3, 172–179. https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2015.11.038

https://www.ndr.de/ratgeber/gesundheit/Kaiserschnitt-Nachteile-fuer-das-Immunsystem-beim-Kind-,kaiserschnitt142.html

Feehley T et al, Healthy infants harbor intestinal bacteria that protect against food allergy, Nat Med (2019);25(3):448-453.

Strieker, Sonja et al. “Farm living and allergic rhinitis from childhood to young adulthood: Prospective results of the GABRIEL study.” The Journal of allergy and clinical immunology vol. 150,5 (2022): 1209-1215.e2. doi:10.1016/j.jaci.2022.05.027

Informazioni sull'autore

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Sandro De Rosso è nato a Milano nel 1965 e ha scoperto la sua passione per la scrittura fin da giovane, collaborando a diversi giornali studenteschi. Dopo la carriera accademica, ha partecipato a numerosi seminari e conferenze sul tema della salute, che gli hanno permesso di combinare la sua abilità giornalistica con la sua passione per la medicina. De Rosso ha scritto per diverse riviste mediche e di salute.

Nel 2005, Sandro De Rosso è entrato a far parte della redazione di Consulente della Salute. Grazie alla sua profonda conoscenza del settore sanitario e al suo talento per una comunicazione scientifica precisa e comprensibile, ha fatto rapidamente carriera. Nel 2015 ha assunto la carica di caporedattore.

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